Scuola di nudo

Scuola di nudo
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Il passaggio ai 35 anni spinge un professore universitario a fare un lungo bilancio della sua vita personale e professionale. Scrittore affermato, indefesso saggista, considera ciò che la sua mente produce come ectoplasmi ingombranti, veri e propri “revenants” da combattere a salame e baccalà fritto. Si ritrova davanti allo specchio e, quasi seguendo un consiglio beckettiano, inizia a dare vita ad un’analisi approfondita su ciò che il suo intelletto conosce meglio, quello su cui il suo sguardo tende a fermarsi: il nudo maschile. All’interno di una cascina scopre il padre masturbarsi con movimenti spontanei, naturali; il pater familias viene e si merita per quel momento poetico, appunto, un riconoscimento in versi. Il corpo dell’uomo, bello, aulico, è come “un vino visto attraverso la luce”, un lembo di pelle che si intravede sotto corti pantaloncini, muscoli in posa davanti ad una generosa macchina fotografica. Quei corpi, che ama definire infiniti, si mostrano in movimento sui letti, nei prati, in piscine hollywoodiane, come nelle pellicole della casa di produzione Colt, e possono essere riassunti in una posizione, quella ideale in cui si raccoglie la loro intrinseca essenza. La fotografia ferma quell'attimo di perfezione. Gli uomini ammirati con ossessione, quelli incontrati fugacemente, palpati su un autobus, a cui richiedere il favore di lasciare godere un uomo della loro natura; così diversi da quelli presenti nel mondo accademico, intellettuali meschini, che hanno ottenuto tutto ciò che hanno tramite sotterfugi e corruzione...

Walter Siti è un narratore sofisticato in grado di usare la parola in maniera elegante e puntuale. Le immagini create rendono perfettamente il subbuglio interiore del protagonista del romanzo, alter ego, sosia, copia dello stesso scrittore. Il corpo maschile è un viatico verso l’assoluto. Le esperienze sessuali, realmente godute o semplicemente sognate, sono ponti verso la sacralità. In molte pagine si viene colpiti da frasi su cui si rende necessario soffermarsi. Frasi come “(...) i binari verso Firenze sono lucidi di sudore” o “(...) la luce ha smesso di essere transitiva” sono esempi chiari della scrittura vista da Walter Siti, che impreziosisce il suo ragionare con attimi di assoluta compiutezza. Lo stream of consciousness di un uomo rapito dalla bellezza totalizzante del nudo maschile presenta, quindi, pause in cui poter riconsiderare il tutto. Si percepisce, ovviamente, l’immaturità del romanziere che arriverà a vette letterarie come Resistere non serve a niente, premio Strega nel 2013. Questo romanzo, riproposto dalla BUR, è del 1994: l’Italia e il sistema universitario che accusa di piccolezza intellettuale non sembrano in realtà molto cambiati. Appare, invece, alquanto diverso l’uomo Siti, che qui è polemico sì, osservatore spietato, anche, ma ancora, seppur leggermente, convinto di una possibile redenzione umana, elemento totalmente assente nelle sue ultime opere.



 

 

 

 
 
 
 

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