Se fossi fuoco arderei Firenze

Se fossi fuoco arderei Firenze

Il ragazzo non ha nemmeno vent'anni. Ha i bagagli con sé. Di sicuro viene a Firenze per restare. Uno studente probabilmente. A Firenze sarà giunto in automobile e dall'autostrada avrà imboccato certamente la fila sbagliata, quella col Telepass. Poi bestemmiando, avrà proseguito a tentoni, alla disperata ricerca di qualche indicazione che lo porti in centro. Invece percorre in tondo i Viali cercando invano di orientarsi tra il traffico congestionato, finché non arriva a piazzale Michelangelo. Allora, riconoscendo finalmente quel posto famoso che tante volte ha visto in tv, discende e si accende una sigaretta. Vede una ragazza avanzare verso di lui. Attaccano discorso. Lui le dice che se le va, si possono incontrare al Duomo verso sera, che lui è appena arrivato. E lui al Duomo alle dieci ci va per davvero ma non arriva nessuno. Il ragazzo però non si scoraggia, guarda il passeggio tutt'intorno a lui, prende altre birre, finché una ragazza gli si siede accanto. E' carina, straniera, forse americana. Bevono un po', ridono, poi ribevono e chiacchierano. Quando il ragazzo va via da casa di lei, stupito quasi di cotanta facilità di rimorchio, è già quasi l'alba, e dentro di sé conserva un'amarezza mista a delusione per quella scopata così scontata e fredda... Lindsay apre gli occhi e come al solito si scopre a stupirsi degli affreschi che la osservano dal soffitto. La ragazza americana si trascina fino al bagno, accorgendosi di avere ancora indosso il top della sera prima aggrinzito attorno al busto. Si specchia. Le gambe grosse, il colorito pallido ceramica dei fianchi larghi. Si veste velocemente ed esce imboccando Via Capponi, una stretta via da dove, le aveva spiegato la senior il giorno del suo arrivo a Firenze, la deforme Maria Maddalena dei Medici, sorella del Granduca, soleva passare per andare a raggiungere in gran segreto la Santissima Annunziata. Lindsay entra in un Internet point ma ci resta poco, giusto il tempo di vedere le solite facce da cui ha voluto scappare impresse su Facebook e di decidere di non volersi neanche connettere a Skype per paura d'incontrare sua madre. Poi si dirige verso la palestra e qui incrocia un bel tipo con una cartellina e dei libri sotto il braccio. Chissà, pensa Lindsay, magari sarà omosessuale. Qui in palestra sono tutti omosessuali... 
Vanni Santoni – scrittore e fondatore (insieme a Gregorio Magini) dell'interessantissimo progetto SIC Scrittura Industriale Collettiva -, in questo terzo romanzo spiazza tutti e dopo la gioventù bruciata e sintetica de Gli interessi in comune, tavolozza e acquarello alla mano, da sfogo a tutto il suo purissimo talento e si mette a dipingere una cartolina post moderna di una Firenze come nemmeno il buon Cecco Angiolieri aveva tratteggiato. Una città prigioniera della sua stessa storia e al contempo incapace di generare quel fuoco, quelle fiamme sacre dell'arte, che tornerebbero a darle un ruolo di rilievo culturale e sociale all'altezza dei suoi avi. Santoni è un fantasma cauto, un delicato Caronte nel traghettare passo passo in questa passeggiata - con tanto di compendio storiografico della città e dei suoi anfratti -, i ventitre personaggi che ha plasmato, attraverso una Firenze ora languida e malinconica, ora cinica e testarda, ora stanca e incapace di riscoprire finalmente e nuovamente un Rinascimento ormai perduto. Una città copertina e forse tristemente solo cartolina da immortalare per turisti e visitatori della domenica, una città, come lo stesso Santoni ha avuto modo di raccontare, che è tra le più visitate al mondo, ma tra le mete tristemente con meno turismo di ritorno dell'intera Europa. Manca il fermento, la capacità di intercettare talenti e progetti, che pure da qualche parte devono pur esserci. E in questo imbarbarimento statico e compiacente, Santoni rivolge uno sguardo chiaramente ben al di la del campanile di Palazzo Vecchio, allargando lo sguardo all'intera situazione culturale italiana. Che davvero sembra oramai artisticamente alla deriva. Eppure non c'è catastrofismo nella narrazione di Santoni. Una narrazione tra l'altro sempre snella, agile ma nel contempo estremamente lirica. Sotto la cenere arde sicuramente un nuovo fuoco, fatto di giovani talenti, di idee, di voglia di fare, a cui proprio Santoni pare dare l'esempio più interessante e benaugurante. 

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