Se hai bisogno, chiama

Se hai bisogno, chiama
Sono ventotto giorni che Myers non tocca un goccio. Ma sua moglie, chissà perché, proprio ora ha deciso di mollarlo per mettersi insieme ad un altro ubriacone. Così Myers ha preso un po' di roba e si era trasferito a casa di Sol e sua moglie Bonnie, due conoscenti che avevano messo un annuncio sul giornale. Lì vuole provare a riordinare le idee e sopratutto tentare di rimettersi a scrivere. I giorni trascorrono però abbastanza ripetitivi e i due coniugi son costretti a fare i conti con l'ombra un po' inquieta e remissiva di Myers. Finché un giorno, un gesto minimo di Sol pare riaccendere l'animo avvizzito dell'uomo... Phil e Sarah, a quasi un anno dal loro arrivo, sono ora al loro ultimo giorno di permanenza nel piccolo appartamento di Pate e Betty, i coniugi Petersen. I due, proprietari di un ristorante non molto lontano dall'abitazione, hanno deciso di dare il saluto di addio a Phil e Sarah, invitandoli quell'ultima sera a cena proprio nel loro locale. L'indomani mattina le loro strade si separeranno, forse per sempre. E anche quelle di Phil e Betty. Dopo essere usciti entrambi da una brutta storia di alcool infatti, adesso i coniugi per un semestre dovranno dividersi per lavoro, trasferendosi uno in Vermont, l'altra a Eureka... L'uomo è a letto. Da un po' è alle prese con una fastidiosa operazione. Nella fessura dei denti un pelo pare essersi incastrato e non voler più venir via. L'uomo lo stuzzica con la lingua, prova a cercarlo con le dita, tenta di passarsi tra gli incisivi un lembo della bustina dei fiammiferi, convoca persino la moglie in bagno, ma niente. Oltretutto s'è fatto anche tardi. C'è da prepararsi per andare al lavoro. La giornata di sole è splendida, e l'uomo arriva puntualmente al lavoro, ma durante una pausa chiede al capo di poter andar via visto che non si sente tanto bene...
“All'inizio del 1998, quando si avvicinava oramai il decimo anniversario della morte di Ray, Jay Woodruff mi telefonò dicendio che “Esquire” voleva far qualcosa in suo onore. - Ci sono delle cartelline nella sua scrivania, - gli dissi. - Magari non c'è niente di compiuto o che valga la pena di pubblicare, - aggiunsi. - Però potrei dare un'occhiata -.” Così Tess Gallagher, vedova Carver, racconta il ritrovamento di quest'ultimo tesoro narrativo firmato Raymond Carver. I cinque racconti postumi e i cinque racconti giovanili pubblicati su piccole riviste letterarie nei primi anni Sessanta, vanno così a comporre la raccolta Se hai bisogno, chiama. E la gioia narrativa di poter ascoltare nuovamente la voce di Carver intatta, asciutta e malinconicamente crudele come al suo solito, va purtroppo di pari passo con la consapevolezza che, salvo improvvisi e improbabili ritrovamenti futuri, questa volta quelle parole saranno davvero le ultime. C'è tutto il campionario e repertorio dell'artista dell'Oregon in questo volume. L'ossessiva quotidianità della middle class americana, le pericolosissime crepe intime e famigliari fotografate sempre un attimo prima del crollo fatale, i tic, le piccole manie, i drammatici silenzi di matrimoni costantemente stretti in immobili routine quotidiane, insomma l'oramai inequivocabile e riconoscibilissimo teatro carveriano capace come sempre di raccontare come pochi  le sue – e nostre - storie di ordinaria normalità, messe in scena al solito in tutta la loro impietosa, abbacinante, cruda e dignitosa umanità.

 

 

 

 
 
 
 
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