Se la fortuna è nostra

Se la fortuna è nostra
“I tuoi diverticoli sono cattivi”. Una frase semplice, comune. Anche banale, tutto sommato. Il riferimento a un fastidio fisico non insolito. La frase la pronuncia Romano, suo zio. Eppure, una frase così anonima è in grado di solleticare un ricordo. La morte di suo padre, avvenuta quando aveva due anni. In un soffio sulle sue candeline. Nel soggiorno della casa del nonno. Sulle colline, quella casa che gli dà tanto da penare, quella persa e ritrovata, quella di cui vuole scrivere dall’adolescenza, e a questo progetto lavora con maggior convinzione dagli anni Ottanta. Il soggiorno della casa del nonno. Il quadro di Garibaldi appeso. Sotto, la vita e la morte. I diverticoli sono come palloni gonfi di idrogeno. Gonfi, ma piccoli piccoli, minuscoli. Si attaccano alle viscere e provocano dolore. È curiosa la vita della pancia. Qualcuno la chiama “il secondo cervello”… 
“Conoscere è ricordare”, diceva Platone raccontando di una dimostrazione matematica fatta fare a uno schiavo che non aveva evidentemente seguito un regolare corso di studi, per così dire. Ma anche ricordare è conoscere, perché la memoria si trasmette di generazione in generazione, e continua a vincere sul tempo e sulla sua corruzione. Aurelio Picca non lesina dettagli né sincerità, conduce il lettore con la guida salda e sicura di una prosa attenta e cristallina attraverso l’esperienza del passato, familiare e non, facendo dono di una storia preziosa, regalando a chiunque scorra le sue pagine personaggi riusciti, uomini sciuponi e donne che racchiudono in sé l’essenza dell’autenticità. Una storia preziosa, si diceva. E che appartiene anche a chi non l’ha vissuta, perché è patrimonio di un comune bagaglio culturale che fonda le basi della contemporaneità.

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