Se ora chiudo gli occhi

Paulo ed Eduardo sono compagni di classe. Dodici anni, tanto amici quanto diversi: uno mulatto, goffo, figlio di un padre violento che pare disprezzarlo almeno quanto il temibile fratello maggiore, ossessionato dal sesso. L’altro pallido, esile e lungo, intellettuale e malinconico membro di una famiglia di media borghesia. Passano molto tempo insieme, in sella alle loro bici in giro per la cittadina brasiliana in cui vivono. Un giorno, in una delle loro passeggiate, sulla riva del lago trovano il corpo senza vita di una giovane donna bionda, mutilata di un seno. Stupiti, spaventati ma anche attirati da quella scioccante scoperta, si ritrovano a fare gli investigatori: del delitto si autoaccusa il marito della donna, il dentista del paese, che poi muore misteriosamente suicida in cella. I ragazzini s’intrufolano nottetempo nella casa del dentista, a caccia di indizi, emozioni, verità. Qualcosa che neppure loro sanno spiegarsi. Sulla loro strada, ugualmente mosso da un sentimento profondo e istintivo, un vecchio ospite della vicina casa di riposo, che finisce per accompagnare Paulo ed Eduardo nella lunga e dolorosa ricerca. Anita, la donna scomparsa: chi era davvero? Nata Aparecida, figlia di una ragazzina abusata da uno dei rampolli della famiglia più in vista della città. Protagonista a sua volta, sin da bambina, di una storia di abusi anche incestuosi, che finiranno per decretarne la fine fisica, oltre che morale. La sua torbida storia coinvolge i maggiorenti della città: dal vescovo al sindaco, molte sono le personalità toccate dalle domande dell’insolito trio. La reazione del sistema non tarda ad arrivare: i ragazzini rischiano l’espulsione dalla scuola mentre Ubiratan, ex cuoco comunista sopravvissuto alla dittatura, colleziona un florilegio di minacce a mano a mano che l’abominevole verità prende forma sotto le sue mani …
L’amicizia tra Paulo ed Eduardo è dolce, intima, nel finale perfino struggente. Viviamo pagina dopo pagina la maturazione delle loro personalità, dolorosamente accelerata dalla squallida storia in cui rimangono invischiati. Sullo sfondo, un Brasile lacerato in cui avere la pelle caffelatte è una colpa perfino agli occhi di un padre. Un Brasile che, negli anni Sessanta, si è liberato della dittatura ma, come nel romanzo di Orwell, vive sotto il giogo degli stessi liberatori, oligarchi privi di scrupoli. Ripresa economica, iniquità sociale, spregiudicatezza morale: i colori che fanno da sfondo alla vita dei due ragazzini sono pieni di dolore e rabbia. Partiranno, Paulo ed Eduardo, dalla abietta provincia in cui sono nati: il primo, in Europa, l’altro, pellegrino nel suo stesso Brasile. La storia della defunta, poi, aggiunge buio al buio: posseduta ancora bambina e costretta a qualsiasi abuso per il piacere dei potenti, così come la madre, così come la nonna. Storie di violenza sulle donne vecchie come il mondo che però, come in ogni tempo, lacerano e infiammano la coscienza. Motore dell’azione il vecchio Ubiratan dai capelli bianchi, un misto di lucido cinismo e composta tenerezza “gli occhi dei ragazzi, … che trasmettessero l’intensità dell’inizio della traversata dalle certezze dell’innocenza verso la tortuosità del mondo adulto, infondevano nell’uomo più vecchio un desiderio immenso e – lo sapeva – impotente di proteggerli”. C’è tanto in questo primo romanzo di Silvestre, intenso, doloroso, appassionante, scritto con una penna leggera che rende credibili tutti i personaggi, gli ambienti, le emozioni e che nel finale commovente riscatta almeno parzialmente il genere umano, capace delle peggiori bassezze ma anche di grandi sentimenti.

 

 

 

 
 
 
 
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