Se si muovono… falli secchi!

Se si muovono… falli secchi!

No, non si tratta di un western come tutti gli altri. Un western, anzi un film come quello, come Il mucchio selvaggio, in cui la pellicola da settanta millimetri sembra esplodere oltre i confini dello schermo mentre l’azione viene filmata da una vertiginosa varietà di angolazioni, con alcune sequenze in slow motion, altre a velocità normale, montate in sequenza alternata in modo da far apparire il tempo come un elastico che si comprime e successivamente si dilata. I proiettili si abbattono come granate contro petti, spalle, arti, volti, in una deflagrazione di sangue e carne mentre i corpi si contorcono in preda agli spasmi, i vetri delle finestre si frantumano lentamente come se fossero cristalli di ghiaccio e cavalli e cavallerizzi piombano a terra con grazia tersicorea. I buoni cittadini di Kansas City alla prima del film, nell’anno del Signore 1969, hanno molto di più di quanto si aspettino: trenta persone fuggono dalla sala, i più per vomitare nel vicolo adiacente…

Il sottotitolo già dice tutto: il volume di Weddle è il racconto anche per immagini, o per meglio dire il vivido, variegato, dettagliatissimo, compiuto e completo ritratto, fotogramma per fotogramma, della vita di Sam Peckinpah, al secolo David Samuel, un uomo dai molti demoni interiori i cui comportamenti furono spesso orribili. Minato dall’abuso di alcol e violento nei confronti di compagne e figli, salvo poi scoppiare a piangere quando si rendeva conto di ciò che aveva fatto, fu anche genio misconosciuto dalla poetica autonoma, lirica e profondamente raffinata dal punto di vista psicologico, soprattutto, ovviamente, nell’indagine dei recessi più bui dell’anima che lui stesso sperimentava, nonché grande innovatore - e per questo per molti destabilizzante - della settima arte, non solo del genere western, in cui pure eccelse. Fu attore, sceneggiatore e regista, e nei suoi quattordici lungometraggi tra il 1961 e il 1983, l’anno prima che morisse cinquantanovenne, ha diretto interpreti celebri come Maureen O’Hara, Steve Cochran, Charlton Heston, Richard Harris, Senta Berger, James Coburn, Dustin Hoffman, Steve McQueen, Ali MacGraw, Kris Kristofferson, Warren Oates, James Caan, Robert Duvall, Gig Young, Maximilian Schell, Ernest Borgnine, Rutger Hauer, John Hurt, Craig T. Nelson, Burt Lancaster e Dennis Hopper: il suo mondo di celluloide è interessante e ricchissimo di livelli di lettura e chiavi di interpretazione, nonché sovente schietto, iperrealistico, sporco, efferatissimo.



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