Se vuoi vivere felice

Se vuoi vivere felice

Il Far West dove vive Fortunato non è una regione americana dove si può trovare l’oro. È la periferia occidentale napoletana, più precisamente Pianura, da cui si intravedono in lontananza il centro o i quartieri più signorili. Le grandi industrie sono poco più in là e suo padre lo sa bene: prima di perdere il suo posto di lavoro da gruista tutte le mattina era lì che andava con la fierezza da “compagno” nel cuore. A Pianura già a dieci anni sei un piccolo adulto, perché devi imparare a saper vivere. Tra una pallonata e l’altra può capitare di trovarsi davanti un cadavere di un uomo caduto da un’impalcatura dopo un furto non riuscito. La salvezza di Fortunato è un quaderno di carta paglia gialla in cui raccontare la quotidianità della sua famiglia che campa arrangiandosi. La madre, ad esempio, è bravissima a creare piatti meravigliosi seguendo i consigli della televisione (rigorosamente locale - perché il canone costa) usando gli ingredienti che si può permettere. Con pochi soldi le bocche da sfamare sono tante, ma tutte si meritano il lusso di un panzerotto di patate fritto ogni tre settimane. Nessuno in famiglia è all’oscuro di quella situazione di precarietà: la spesa al centro commerciale, oltre ad essere un rito collettivo, è il risultato di lunghi ragionamenti economici che non prevedono alcuno alimento superfluo – quello, al massimo, viene mangiato di fretta secondo affinate strategie di “degustazione” gratuita con la complicità dei nonni e lontano dallo sguardo di guardie di sicurezza e genitori. Le scarpe o le maglie si passano da fratello a fratello e sono “parallele”, mai di marca, proprio come la grotta di Lourdes costruita tra i palazzoni. La fantasia di un bambino può permettergli di creare un castello in un luogo fatto di nulla, e persino una branda dismessa in una casa bruciata da ignoti può diventare il rifugio perfetto dove sognare un avvenire in cui “morire quadrato”…

Attore riconosciuto da tutti per il suo ruolo del boss Savastano in Gomorra o per la partecipazione nella serie internazionale Britannia, Fortunato Cerlino si cimenta per la prima volta nei panni dello scrittore con un romanzo emozionante e riuscito. Appare evidente che la scrittura è una dote maturata fin dall’infanzia e ci si augura che quel quaderno di carta paglia tanto presente nel romanzo sia esistito anche nella realtà. Se vuoi vivere felice è un vero e proprio romanzo di formazione in cui si avverte l’incidere a passi ampi e svelti del protagonista verso la consapevolezza e un futuro migliore. Gli anni ‘80 vissuti dalla famiglia Cerlino sono quelli di una qualsiasi famiglia italiana che deve fare i conti con i pochi soldi a disposizione, con in più l’appartenenza ad un contesto sociale dall’importante specificità. La gerarchia istaurata per il bagno, ad esempio, con la precedenza a donne e bambini per poi lasciare spazio, e acqua torbida, al capo di famiglia, è già presente in altri racconti familiari del genere, ma serve a comprendere meglio l’impianto di sacrifici a cui erano abituati i Cerlino, che nella loro indigenza rimangono sempre fuori dalla facile delinquenza che gli strisciava accanto. Perché all’epoca a Pianura si poteva desiderare di diventare o criminali o neomelodici, o in alcuni casi entrambi. Per fuggire da questa situazione non rimaneva che distanziarsi con l’immaginazione, come nel caso di Fortunato, o parlando la lingua italiana, come succede nelle case di alcuni loro vicini, che credono di vivere nel borghese Vomero più che in periferia. Molto bello e a tratti commovente è il dialogo tra l’io narrante bambino con quello adulto che insieme fanno un bilancio della vita fino al momento in cui si trovano ad averla vissuta. Il senso del titolo del libro è una bellissima scoperta dell’ultima pagina.



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