Second hand

Second hand

Richard è quello che si definisce uno junker: un cercatore incallito di cianfrusaglie. Le sue giornate scorrono tranquille tra mercatini di beneficenza, sgomberi di cantine, thrift shops e vendite nei garage. Poi, a fine mattinata, apre il suo negozio - Satori Junk - sulla Main street di Detroit e attende di vendere la sua merce bizzarra agli avventori - altrettanto strampalati - che si avventurano tra scaffali stracolmi di chincaglierie e autentiche rarità degli anni sessanta e settanta, alla ricerca del pezzo che fa per loro. Per Richard essere un cercatore di cianfrusaglie non è un semplice lavoro: è lo scopo fondamentale della sua vita, la sua passione, la sua malattia. Ogni oggetto racconta una storia, ha un’anima, dice qualcosa su chi l’ha posseduto, vibra al contatto con nuove mani e nuovi occhi. Che senso ha passare la vita ad accumulare soldi per acquistare beni nuovi di zecca che, appena comprati, diventano comunque vecchi? Nessuno! Può portare soltanto alla teoria delle tre D: Decesso, Disperazione e Debiti. Il second hand e il vintage, invece, ti permettono di collezionare le cose più kitsch che si possano immaginare, ma è un’attività che da grande soddisfazione perché comprende il senso della ricerca, della curiosità e della scoperta finale. Tutto scorre liscio, fino a che la sua vita non viene sconvolta dalla morte della madre e dall’arrivo di una dea-gatto di nome Theresa, della quale Richard si innamora all’istante la prima volta che irrompe nel suo negozio, facendo scampanellare la porta. Alla morte della madre, che lo ha sempre criticato per la sua “non scelta” lavorativa, segue la vendita della casa nella quale ha vissuto la sua infanzia, e il relativo sgombero. È frugando nella cantina, in soffitta e nella camera da letto dei suoi genitori, che Richard scopre segreti e misteri di una madre moralista, che in realtà aveva una sua carica sensual-passionale, e di un padre che amava profondamente la fotografia al punto di farne una professione, di cui Richard era all’oscuro. Porte e finestre si aprono su un mondo a lui sconosciuto, su tasselli passati che riemergono alla luce. Theresa, invece, rivela il lato più debole di Richard, quello legato all’amore, alla paura di provare un sentimento e di non sapere come gestirlo, scopre la sua goffaggine, il suo romanticismo imbranato eppure irresistibile. Theresa, bizzosa e lunatica, lavora presso un rifugio anticrudeltà per animali abbandonati. La sua vita è una perenne altalena tra momenti di euforia e fasi di profonda depressione per tutti i cuccioli che è costretta ad abbattere perché impossibili da gestire economicamente. Il loro rapporto è a tratti comico, patetico nel senso più buono del termine, pazzo, instabile eppure profondo, dolce, infantile, spontaneo.

Zadoorian, al suo primo romanzo dopo una lunghissima serie di racconti, racconta una storia che chiunque avrebbe voluto scrivere: ironica e frizzante, muove al riso e alla tenerezza. Da comprare ad occhi chiusi.



 

 

 

 
 
 
 

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