Sedici albe in un giorno

Sedici albe in un giorno

Tre strampalati personaggi appena usciti dall’ospedale psichiatrico. Sono i Warriors: Mimmo, Filippo e Donata. Abitano nella fatiscente casa accanto alla canonica della Madonna di Guadalupe e si trovano ad affrontare e a scontrarsi con la realtà e la burocrazia tipica di ogni piccolo paese italiano. E naturalmente con le virtù, i vizi e i limiti della condizione umana. Ad aiutarli e a raccontarne la storia è il loro tutore e protettore, nonché il loro più caro amico e confidente: il medico condotto, l’unico del paese. Una chiamata nel cuore della notte a Don Franco, prete della canonica, sconvolge l’apparente normalità del paese e fa presagire l’ennesimo pasticcio combinato dai Warriors: la vittima questa volta è Vincenzoilsagrestano. Novantadue anni, gode di ottima salute ma è debole di cuore. È vittima di uno scherzo notturno con conseguente dissenteria: una simulazione di chiamata ultraterrena a cura di un nastro registrato dai tre Warriors e collocato ad arte nella sua camera da letto. La casa dei Warriors è a rischio: il diroccato condominio sarà presto abbattuto per far spazio a un moderno centro commerciale. Lo sgombero della casa dei Warriors risulta però lungo e difficile e ad ostacolarne l’abbattimento si schierano soprattutto il medico e il prete che hanno a cuore il destino dei tre pazzi amici: l’interesse, la burocrazia e il politichese non riusciranno a farla da padroni. Grazie a un sogno pazzo e con l’aiuto dell’avvocato Santoiemma, Mimmo (soprannominato Dottor Quaini e perdutamente innamorato della cantante Mina) e Donata (la “sua Mina” dai tempi del ricovero nel manicomio criminale), fra mille peripezie, costruzioni e distruzioni, amori dichiarati e disconosciuti, convolano a nozze. Una cerimonia grottesca, celebrata grazie alla complicità di Don Franco, di notte e in gran segreto, in cui Donata e Mimmo, con Filippo come testimone, dichiarano il loro amore davanti a Dio, sulle note di “Volami nel cuore” di Mina che risuonano in tutta la chiesa…

Romanzo di esordio per Angelo Pio Villani: educativo, breve, profondo ed ironico. Di una ironia matura e lieve al tempo stesso, che commuove e diverte senza banalità e in modo non convenzionale. Un racconto di amore e follia, due facce della stessa medaglia. Ambientato in un tipico paesino del centro Italia, non meglio definito e collocato geograficamente dall’autore, dà la possibilità ad ognuno, leggendo, di darne una propria caratterizzazione. Un gruppo di personaggi curiosi, improbabili e particolari, uniti nella vita dalla loro malattia mentale, umanizzati e raccontati in modo realistico dal medico condotto che riveste un ruolo fondamentale: è proprio attraverso i suoi occhi, orecchi e bocca, che il lettore si immedesima nel romanzo e viene accompagnato in questo breve viaggio. Valore aggiunto del medico è il suo essere l’unico che cerca di comprendere le esigenze e le pulsioni dei personaggi, provando per essi un senso di umana pietà e di solidarietà senza mai sfociare in un senso di compassione. Una storia d’amore d’altri tempi, forse, ma sempre attuale per i folli che ancora credono nell’amore: un sogno coronato fra il folle Mimmo, che si crede il compagno della celebre cantante Mina e la minuta e senza denti Donata, dai bellissimi occhi di cielo, che lui ha deciso di eleggere coma la “sua Mina”. Una dichiarazione d’amore con la A maiuscola, con una notevole partecipazione emotiva e con un finale che racchiude in poche righe l’apice di una commovente poesia, l’inno alla follia dell’Amore.



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