Segnali di fumo

Segnali di fumo
“Credere che la giovane età di un uomo politico sia già di per sé portatrice d’idee innovative a me pare sinceramente un’avventatezza”… “Sappiamo tutti per esperienza diretta come la percezione del tempo […] subisca delle notevoli alterazioni. […] Vuoi vedere che l’artista è colui che ha una costante percezione alterata della realtà?”… “È comprovato che gli imbroglioni più grandi sono e più riescono simpatici a tutti”… “Mi chiedo: se l’Europa non si fonda neppure sulla solidarietà economica, su cosa si fonda?”… “Forse perché in tutta la mia vita mi son sempre fatto poche illusioni, rare sono state le disillusioni. […] Le più amare e cocenti sono state solo quelle causate da errori di valutazione di persone alle quali avevo dato stima, amicizia e anche affetto […] Non un voltafaccia, sono stato io a non volerli vedere come in realtà erano”… E poi quella volta che Mussolini ordinò “Licenziate il cornuto!”… O quella in cui un liceo scelse di sostituire I promessi sposi con Il birraio di Preston: una idea imperfetta perché “La cultura è sempre ragionata inclusione, mai partigiana esclusione”. Questi sono solo brevi cenni tratti da alcuni tra i 142 frammenti del Camilleri pensiero, affidato ad una specie di diario pubblico…
I Segnali di fumo di Andrea Camilleri sono appunto pensieri lunghi più o meno una decina di righi a proposito… di tutto. Politica, poesia, ricordi, aneddoti, incontri. Ma anche i libri, la scrittura, gli autori amati o conosciuti di persona, la cronaca, i timori, qualche malinconia. Arguto, acuto, pungente, divertente, senza peli sulla lingua né timori nei confronti di nessuno, il quasi novantenne regista e scrittore siciliano, nello stile che lo contraddistingue sempre, non risparmia frecciatine più o meno velate, critiche esplicite o vere stigmatizzazioni, sia quando accenna a destinatari riconoscibilissimi, sia quando si riferisce a “normalissimi” italiani medi. È come se, forte dell’età, come in quel vecchio carosello, lui possa dire quel che vuole. Eppure il tono mai è quello del fustigatore di costumi e nemmeno quello da vecchio trombone. Leggere questa raccolta mette piuttosto malinconia, come se a parlare fosse un vecchio nonno preoccupato, talvolta, del mondo che sta per lasciare al suo nipotino, mentre tornano ancora forti alla memoria i ricordi del giovane antifascista che ha cercato di fare del suo meglio per preservarlo. Come ha raccontato l’autore in una intervista, i pensieri – in parte già usciti nella rubrica Posacenere de Il Sole 24 ore – nascono in buona parte come “riscaldamento” prescrittura davanti al pc al mattino. Piacevole certamente per tutti i fan di Camilleri. Che magari son anche curiosi di sapere, per esempio, la sua opinione sul successo delle Sfumature.

 

 

 

 
 
 
 

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