Sei casi al BarLume

Sei casi al BarLume

Si sta avvicinando Natale a Pineta e al bar non ci si annoia, con il viavai di chi va a fare shopping, di chi cerca una bottiglia per il pranzo e di chi anche solo dei suggerimenti su che regali fare quest’anno. Non solo: quest’anno non ci si annoia per colpa dei “vandali della spazzatura”. Qualcuno che a quanto pare, nei giorni della raccolta porta a porta dell’umido, si diverte a spaccare i sacchetti lasciati opportunamente fuori dalla porta dai residenti, con tutti i disagi che ne conseguono. In più, l’azienda di rifiuti, decide di cambiare la cadenza della raccolta, non più tre volte a settimana ma solamente una… Che ci fa un gruppo di buontemponi vestiti da frati francescani chiuso in una stanza a cantare Maremma amara, peraltro non azzeccando neanche una nota? Che domande, festeggia il Capodanno del Cinghiale. La stranezza potrebbe anche passare in secondo piano a Pineta se non fosse che di mezzo c’è una donna morta e tra quei buontemponi si nasconde l’assassino. Piccolo problema, uno di loro è Massimo Viviani, il barrista di Pineta. C’è pane per i denti dei suoi clienti più affezionati, nonno Ampelio, del Rimediotti e del Del Tacca… “Meglio coglione che avvelenato”. Pilade è perentorio, le sigarette sono fatte di tabacco e si accendono, questi nuovi marchingegni non lo convincono e secondo lui fanno pure peggio alla salute. Ma non è questo l’argomento dell’estate a Pineta. Piuttosto, al resort Villa del Chiostro, è arrivato un losco miliardario russo, la cui presenza nella lussuosa struttura è scandita “dal continuo blaterare oscure minacce al telefono” o ancora dal “chiamare i camerieri con uno schiocco di dita per finire con i rutti con i quali annunciava al resto della provincia di aver gradito il pasto”. Un soggiorno non destinato a durare molto: il “Biecorusso”, questo il nomignolo da subito affibbiatogli, viene trovato cadavere nella sua stanza, ucciso probabilmente da una dose massiccia di veleno. Pilade e tutta la Combriccola Investigatori Anziani sono pronti per far partire le loro indagini…

Il chimico scrittore toscano Marco Malvaldi riunisce in questa mini-antologia racconti già editi in precedenza da Sellerio in diverse antologie – L’esperienza fa la differenza in Un Natale in giallo del 2011, Il Capodanno del cinghiale in Capodanno in giallo del 2012, Azione e reazione in Ferragosto in giallo del 2013, La tombola dei troiai in Regalo di Natale del 2013, Costumi di tutto il mondo in Carnevale in giallo del 2014 e Aria di montagna in Vacanze in giallo del 2014. Un’occasione per i tantissimi fan di Ampelio e compagni per sbellicarsi di nuovo dal ridere con le loro strampalate indagini. Precede questi racconti un’introduzione di Malvaldi che è un po’ anch’essa un racconto, anzi, un racconto dei racconti, di come sono nati e di come poi sono finiti qui assieme e di come, più complessivamente, un insieme di trascorsi personali abbia fatto maturare nell’autore l’idea di questo gruppo di “non più giovani” che passa le giornate in un bar di Pineta, luogo imprecisato della costa toscana. E forse vale la pena leggere questa raccolta anche solo per questo testo, che non a caso si intitola L’arte di non inventarsi niente: sarà bello infatti, per chi negli anni si è appassionato a questa saga, conoscere nonno Varisello, il nonno dello scrittore, “socialista, anticlericale e notevole bestemmiatore”, di cui Ampelio è ritratto fedele, ovvero quando è proprio il caso di dire ogni riferimento a persone o fatti esistenti non è puramente casuale. Pineta, insomma, non arriva dal nulla, e questo si poteva anche immaginare ma quello che si capisce, dalle parole di Malvaldi, è come dietro ogni racconto, dietro ogni caso, ci sia un trascorso personale che si riaffaccia piano piano e a suo modo tra le pagine. Perché, come Malvaldi stesso ammette, ciò che lui fa è “parlare con tono leggero di cose che leggere, a viverle, non sono, nella serena consapevolezza che i miei morti ammazzati sono morti di carta, e che servono principalmente a far parlare e vivere, per me prima di tutto, persone con cui da tempo non parlo più”.

 


 

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