Sei come sei

Sei come sei

È l’anno 2009, sono le nove e trenta del mattino di un giorno di scuola come tanti ed Eva Gagliardi si trova all’interno della metropolitana di Milano, alla fermata Pasteur, assieme ai compagni di classe. È l’occasione per una visita guidata alla Biblioteca Ambrosiana per vedere i disegni di Leonardo da Vinci. Per Eva si tratta di una visita inutile, un modo come un altro per perdere una giornata di lezione. Lei conosce bene la storia del genio i cui disegni sono esposti all’interno della galleria. Suo padre, Christian Gagliardi, sin da piccola, le ha raccontato tutta la storia di Leonardo: i particolari riguardanti la nascita illegittima, le idee sulla natura, gli esperimenti intorno all’uomo cercando soprattutto di rappresentarle l’obiettivo autentico dello scienziato, il fine ultimo di una ricerca filosofica indirizzata a cambiare il mondo e inventare il futuro. Tra sé e sé la ragazza pensa che nessuna guida sarà in grado di eguagliare il padre, appassionato di letteratura latina cristiana, biblista e filologo, nella descrizione delle opere dello scienziato vissuto in un tempo lontano dal suo presente, che conosce a menadito grazie ai libri che il genitore le ha regalato. Così, con indosso un bomber metallizzato color malva acquistato in un momento in cui si è lasciata sopraffare dalla mania dello shopping, Eva giocherella con il biglietto del metrò, lo piega, lo torce, indugiando vicino ad un barbone che maleodorante e con ai piedi un paio di ciabatte di gomma, si trascina di fermata in fermata. Mancano quattro minuti all’arrivo del treno quando tre compagni di classe cominciano a prenderla in giro. Sono dei bulli che accusano la giovane di puzzare di cacca, uno di loro in particolare, approfittando della lontananza della professoressa e della presenza del barbone che copre la vista agli altri, storce la bocca in una smorfia di disgusto e fa finta di pulire le proprie mani sulla giacchetta nuova della ragazza. Ad un certo punto, tappandosi il naso con le dita, i tre ripetono ferocemente: “Eva è una merda, Eva è una merda, Eva…”…

In questa opera dal sapore decisamente contemporaneo, densa di richiami alla realtà adolescenziale tutta trasfigurata nell’immagine della protagonista, Melania Mazzucco manifesta le proprie idee riguardo alle “famiglie arcobaleno”. E tuttavia la tematica sottesa all’intera narrazione non mira ad un’adesione ideologica arida e stereotipata riguardo all’omogenitorialità. Al contrario, il pregio del libro è quello di consentire al lettore di compiere, attraverso una fine analisi delle dinamiche familiari, una profonda riflessione sul concetto di filiazione. Non a caso, sin dalle prime pagine, viene presentata al lettore una figura chiave della cultura di ogni tempo, un essere speciale di cui andare fieri: Leonardo da Vinci, lo scienziato visionario per eccellenza nonostante la “diversità” e la “nascita irregolare”. E dunque la genitorialità che traspare dalla trama è fatta di dedizione, cura, educazione alla cultura ed al bello non di vuote convenzioni sociali. Specularmente anche la filiazione più che derivare dal legame biologico che tra chi genera e chi è generato si alimenta dall’atmosfera vissuta dal bambino, durante la primissima infanzia, ed è indipendente dall’orientamento sessuale dei genitori. Così Eva, seppur nata “da un’altra parte del mondo” rispetto all’Europa, si sente figlia del vecchio continente e pur concepita a seguito di un accordo tra la donna che ha portato a termine la gravidanza e due adulti dello stesso sesso, avverte ugualmente un legame intenso, con Christian e Giose, i due padri. In un crescendo di tensione, l’autrice evidenzia anche le contraddizioni del sistema statale di tutela dei minori, descrivendo il viatico della protagonista dalla culla felice, alle crudeli etichettature di “minore in affido” e di “adolescente problematica”, concludendo nel senso che il rispetto per l’essere umano deve avere priorità indipendentemente dagli orientamenti dei singoli.



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