Sei ricco, Coniglio

Sei ricco, Coniglio
La benzina sta finendo. In confronto a una volta il traffico sulla statale 111 è quasi inesistente. Ma Harry Coniglio Angstrom non ha motivo di preoccuparsi. Non esiste al mondo nessuna automobile che faccia più chilometri con un litro di carburante, e con minori costi di manutenzione, delle sue Toyota. Ci sono le prove. È questo che bisogna dire a chi vuole comprare, ora che la maggior parte dei distributori nei week-end rimangono chiusi, e c’è la coda alle stazioni di servizio che erogano benzina a 99,9 centesimi al gallone. E anche che comprando Toyota i dollari si trasformano in yen. La gente, con l’inflazione che galoppa, ha fiducia nello yen. Spende dollari come se non ci fosse un domani. Un’ondata di panico senza alcun senso, tanto che il governatore della Pennsylvania in persona ha chiesto che le vendite siano bloccate a un massimo di cinque dollari a testa…  
Un grande classico ripubblicato. Questo è in poche parole Sei ricco, Coniglio, che nel 1982, quando uscì, vinse sia il National Book Award che il Pulitzer. Come essersi aggiudicati sia il campionato che la Champions League nella stessa stagione, in pratica. E non poteva essere altrimenti, dato che, se spesso e volentieri si abusa di quella parola di dieci lettere che fa la gioia degli enigmisti perché alterna con regolarità vocale a consonante, facilitando gli incroci, e che è capolavoro, in questo caso utilizzarla è anche riduttivo. È il terzo episodio di una saga che ha raccontato meglio di ogni altra l’America e i suoi abitanti, a partire dalla figura del protagonista, l’uomo medio per eccellenza, che vive avendo come massima aspirazione che la propria quotidianità si srotoli tranquilla, senza la minima increspatura, come il mare quando non c’è vento. Ma l’aspetto più affascinante è la prosa di Updike: dettagliata, mai pedante, multiforme, affilata, rilassante.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER