Selezione naturale

Selezione naturale


Babbo, come si coniuga il verbo scrivere? Io scrivo, tu scrivi, egli scrive... Il padre si alzò dalla macchina da scrivere con la quale stava completando il suo ultimo romanzo, già in ritardo di alcune settimane. Si affacciò alla finestra, guardando la gente camminare. Egli scrive, pensò. Il panettiere scrive... il calzolaio scrive... e pure il commesso della Coop. Essi scrivono. E fu allora che poté sentire il battito delle tastiere in ogni angolo del loro condominio e di tutto il vicinato: il panettiere prendeva appunti sui muri del forno, con le mani sporche di farina; la vicina completava i suoi romanzi sperimentali mentre la cenere della sigaretta le cadeva sulle camicie da stirare. Ed ecco, sì, poteva sentire anche la commessa di Yamamay che stringeva al petto il suo blocco di appunti dove stava per nascere la sua ultima avventura d'amore, il suo capolavoro. Essi scrivono, ripeteva nella mente. Essi scrivono…
Basta guardare con maggiore attenzione la copertina di Selezione naturale per intuire tutte le ambiguità che si nascondono dietro le centinaia di premi letterari che ogni anno attirano un numero ancora più grande di scrittori, o presunti tali, in cerca di un momento gloria, poco importa se vana o reale. È la penna, la casta degli autori affermati o dei giudici patentati, che con estrema parsimonia, quasi con sadismo, dispone della vita e della morte di chi, ai suoi piedi, attende di conoscere la propria sorte? Che sia invece lo scrittore a tendere, con slancio vitalistico, verso il sacro frutto dell'arte? O è veleno quello che stilla dal calamo in una scena di tortura? Di questa stessa ambiguità parlano, con forme e stili diversi, i racconti raccolti da Gabriele Merlini per la grossetana Effequ, come a suggerire ironicamente che ci sia qualcosa di biologico nella decisione di partecipare a un concorso letterario. Se non proprio di intraprendere la strada della scrittura. Le pagine di questi otto giovani e bravi scrittori toscani profilano infatti, talvolta con sarcasmo ma sempre con sostanziale e drammatico realismo, un mondo in cui tutti possono scrivere (dal giovane sbandato che tra una “spada” e l'altra cova ambizioni letterarie, allo studente di giurisprudenza che per un curioso caso di omonimia comprende la sua vera vocazione) e in cui tutti possono sperare di un riconoscimento a pagamento, qualunque esso sia, riposto in questi luoghi di illusione, di giurie svogliate o inesistenti, di promesse poco mantenute. Che sia questo uno dei principali mali che attanaglia la nostra editoria?

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