Sem

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A New York l’avvocato Thomas Uterus è infastidito dall’insistenza sonora del citofono del suo studio. Quell’aggeggio goffo e malefico non suona, bensì strombazza. Per di più è tarda sera e piove a dirotto. I fulmini illuminano ad intermittenza le facce grigiastre dei ciclopici grattacieli della Grande Mela. Quel maltempo lo irrita nel profondo, perché lo costringe a pensare cosa sia la vita e la sua, onestamente, ciò non lo entusiasma. Il suo studio, poi, esprime il suo stato d’animo: grigi fascicoli accatastati sulla scrivania e uno schedario chiuso a chiave, l’immancabile Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e un celebre motto di J.F. Kennedy. Alla fine, dopo diversi tentativi andati a vuoto, si riaffaccia per capire chi fosse a bussare al suo citofono. Di fronte si ritrova una specie di organismo geneticamente modificato, simile ad un marziano, una sorta di cyborg sperimentale uscito dai laboratori della CIA. La realtà lo smentisce, quell’essere non è nulla di tutto questo: è Sem, spermatozoo che intende far causa a suo fratello Sub, rivendicando un usurpato diritto all’esistenza…

L’opera dell’ ex caporedattore del “Resto del Carlino” nelle Marche Gianluigi Gasparri in un contesto come quello americano avrebbe guadagnato forse una maggiore attenzione da parte di critica, pubblico, e addetti stampa alla luce di sempre più crescenti tendenze contemporanee, che hanno per filo conduttore l’ambiente e la natura in genere. Ne è forse la prova il fatto paradossale che il lancio editoriale è avvenuto con un doppio titolo: sia con Sem sia con il titolo provvisorio Fratelli di sperma, creando così comiche associazioni commerciali sul web con prodotti di potenziamento della vitalità degli spermatozoi per “orgasmi senza fine”. A parte questo, con un’impronta latina Gasparri traccia una gustosa e originale storia distopica dai toni biologistici, che dimostra di non indugiare in prevedibili atmosfere gotiche, ma di esprimere un’ironia protesa a istillare nel lettore una riflessione semiseria sulla vita. Una robusta trama kafkiana sapientemente rimodulata in chiave postmoderna, una caratterizzazione di personaggi di prim’ordine e un editing accurato sono i naturali fenotipi di una innegabile sensibilità letteraria che forse nella veste grafica di copertina avrebbe meritato una più contenuta didascalicità.



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