Semplice

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Alex, Luciano, Diego, Angelo, Tommaso e Mario. Sei ragazzi, sei amici. Alex è il più alto, Luciano è riflessivo, Diego è scattante, Angelo ha solo qualche centimetro in meno di Alex, Tommaso sembra che rida in continuazione e Mario è grosso, piantato, paziente. “Funzionerà bene la squadra nel mondo di fuori così come in campo?” si chiede il loro allenatore Franco la prima volta che li invita tutti a mangiare nel suo covo, una cantina a un passo dalla sua officina d’elettrauto. La risposta è sì. Perché quei giovani sono uniti sempre, dovunque vadano, tanto nel giocare a rugby, quanto mentre divorano un piatto di prosciutto e formaggio. Franco li allenerà per nove anni, dal 1987 al 1996 e sarà un tempo trascorso di corsa, tutto d’un fiato, come in una staffetta da record olimpico. La memoria di ognuno di loro, però, non smetterà mai di tornare indietro, in un infinito ralenti visto e rivisto, ancora e ancora. Perché a tutt’oggi, che quei ragazzi non sono più ragazzi ma hanno superato la soglia dei quarant’anni, loro pensano al passato, soprattutto ad Alex e al vuoto che ha lasciato. Intanto, Luciano ha iscritto suo figlio a rugby, come in una tradizione di famiglia, e quando scorge il bambino appoggiare la dita sulle labbra proprio come faceva Alex, non può che piangere. Nel frattempo Marta, la ragazza storica di Alex, invia un’inaspettata email in cui chiede il furgone che era stato della coppia. È un rottame fermo da anni, ma possibile che odori ancora di mare e di benzina? Forse è solo un altro scherzo giocato dalla nostalgia o forse no. Franco sa che bisognerà sistemare il motore e che se Marta lo rivuole si dovrà pur portarglielo. I ragazzi non sono più ragazzi, l’allenatore non allena più, ma la voglia di stare assieme non è certo passata…

L’ultimo romanzo di Giorgio Terruzzi – giornalista, scrittore, sceneggiatore e consigliere dell’associazione sportiva “Rugby Milano” – s’intitola Semplice ed è una sorta di Grande freddo in versione sportiva. Come nel film del 1983 di Lawrence Kasdan, infatti, anche in Semplice è una persona che viene a mancare (di nome Alex, tra l’altro, sia nel film che nel libro) a far riunire un gruppo di amici da qualche tempo distanti gli uni dagli altri. Per raccontarne la storia, Terruzzi si muove con agilità in un continuo avanti e indietro temporale, riuscendo a coinvolgere il lettore soprattutto grazie a dialoghi che filano via veloci e genuini. La competenza dell’autore a rendere fluido su carta il parlato è notevole e non stupisce scoprire che difatti Terruzzi collabora da anni alla stesura di testi per Claudio Bisio, Rocco Tanica e Diego Abatantuono e che ha scritto pure la sceneggiatura del film Asini, nel quale il rugby giocava un ruolo di prim’ordine. Semplice è una storia innanzitutto di amicizia ed è fruibile anche da chi non s’intende delle regole della palla ovale, ma la lettura è leggera solo a prima vista perché si tratta in realtà di un omaggio a una persona vera e propria: Max Capuzzoni, la terza linea flanker del “Milan Rugby”, che fu campione d’Italia nella stagione 1994-1995. Si somigliano molto Capuzzoni e il capitano Alex di Semplice, anche, ma non solo, per le circostanze della morte e sebbene Terruzzi avesse già scritto di Capuzzoni nel saggio del 2005 Ho dato l’anima. Storie di uomini e di sport, questa volta lo fa arrivare al cuore del lettore con un passaggio più diretto, trasfigurandolo cioè in un romanzo e descrivendolo con affetto sincero, passione e attraverso le parole degli altri più che le sue. Come spetta a un vero capitano.



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