Sempre meglio della realtà

Sempre meglio della realtà

Enea Denti ha voglia di pisciare e ha già fumato troppe sigarette. Da quant’è che aspetta? Da tanto, da troppo. Se ne accende un’altra per disperazione. Ha un appuntamento con l’ingegner Molisani, “palazzinaro, editore, deputato, manovratore (non) occulto” dell’edilizia cittadina. Per ottenerlo ha brigato, ha strisciato, ha fatto di tutto, senza dignità. Ma è troppo importante. Sulla ristrutturazione di quell’edificio abbandonato ha puntato ogni cosa. Era una scuola gestita da suore, poi è stata chiusa da un giorno all’altro ed è abbandonata da anni, ormai sta cadendo in rovina ma sarebbe un bellissimo centro fitness: Denti ha già il progetto ma gli mancano i permessi. Per quelli ci vuole Molisani. Eccolo, arriva. Ha la faccia di quello che sa di avere il coltello dalla parte del manico. È accompagnato da un untuoso geometra, tale Riva. Enea fa strada all’interno dell’edificio: dice di conoscerlo a menadito ma in realtà non ci è mai entrato. Mentre i tre avanzano a fatica evitando i calcinacci, un flash: una ragazzina nuda illuminata per un attimo dalla luce della torcia elettrica mentre cerca di scappare. Eccola: è là, in un angolo. Come un animale selvatico sguscia via veloce, scompare nel buio. Molisani sembra impazzito, vuole trovare quella ragazzina macilenta ad ogni costo, la desidera quasi dolorosamente: avanza da solo nell’edificio, dietro ogni angolo si sente una risatina soffocata. Cristo, le ragazzine sono tante, non una sola. Infoiato e sognante, Molisani si fa condurre sul ciglio di una larga cavità e cade. Sul fondo, lo attende un enorme organismo viscido e molle, un mostro che lo inonda di bava…

Un mix tellurico tra H. P. Lovecraft, David Cronenberg, Clive Barker e la Mazzantini. Ed è solo il primo di 9 racconti di cui almeno 7 sono gioielli clamorosi: apri questo libriccino dalla grafica psichedelico-minimalista (contraddizioni in termini, io vi amo!) e ti becchi un uppercut sulla mascella che ti stende al primo round. Ti rimettono in sesto a forza di spugnature gelate, il gong suona, avanzi sul ring con le gambe tremolanti e bum! KO alla seconda ripresa per visioni post-apocalittiche (un gruppo di adolescenti barricati in un antico luna park per sfuggire a una mortale epidemia che ha praticamente spazzato via la razza umana), per il commosso racconto dei danni collaterali di una guerra santa cosmica tra Lucifero e il genere umano (in una base militare dismessa in capo al mondo - atmosfera à la Corto Maltese - un medico astronauta e la sua compagna si lasciano morire lentamente; in una metropoli impazzita sotto il bombardamento psichico dell’astronave ammiraglia dei demoni un candido sfasciacarrozze, fratello di un serial killer che ha smembrato e “sepolto” le sue vittime tra le lamiere contorte, vive una stralunata liaison con una donna ancora convalescente dopo una difficile operazione chirurgica; un antropologo precettato dai militari è spedito in una giungla tropicale in cui pare viva una tribù di indigeni immune alla terribile Necrosi, arma batteriologica umana anti-Lucifero sfuggita al controllo) e per l’impatto di altre idee travolgenti (tipo una storia d’amore e di sesso tra un uomo e un appartamento). Dopo l’acerbo ma interessante cyberpunk del romanzo d’esordio Tracce di memoria, il romano Daniele Titta “spacca” con un’antologia splendida anche e soprattutto perché mostra in trasparenza una maturità ancora non raggiunta pienamente. Siamo pronti a giurare che la prossima tappa della carriera letteraria di Titta - e voglia iddio che si tratti di un romanzo di 600 pagine sulla guerra santa a cui qui son dedicati 3 racconti! - sarà quella che lo consacrerà.



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