Senti la sua paura

Senti la sua paura

Kate Priddy, venticinque anni, disegnatrice e appassionata ritrattista, è affetta da un disturbo d’ansia che, sin da bambina, le ha donato una infinita serie di fobie. Nulla tuttavia in confronto a quanto ha dovuto affrontare dopo aver mollato George; l’ex fidanzato non si era dimostrato solo morbosamente geloso: l’aveva seguita nella sua vacanza in solitaria ed era stato sul punto di ucciderla, prima di rivolgere l’arma contro se stesso. Quando Corbin, un cugino che vive negli Stati Uniti e che non ha mai incontrato, le ha proposto uno scambio di appartamenti, le è sembrata una buona occasione per ricominciare e riprendere il controllo sulla propria vita, costellata di paure ed incubi ricorrenti: per sei mesi lui andrà a stare nella piccola dimora della cugina a Londra, ove lo attendono impegni di lavoro, e lei volerà a Boston, nel lussuoso appartamento che Corbin ha ereditato dopo la morte del padre, approfittandone per frequentare un corso di design digitale. Non avranno modo di vedersi, sono partiti in contemporanea e ora Kate ‒ superate due crisi di panico ed un volo intercontinentale ‒ finalmente ha raggiunto l’abitazione nel prestigioso stabile d’epoca. La ragazza che bussa preoccupata alla porta di un interno sullo stesso piano di quello del cugino le trasmette una nota di disagio: è un’amica di Audrey Marshall, che vive lì sola e che nessuno ha visto o sentito dalla sera prima. Trascorse poche ore, i timori dell’amica si rivelano giustificati: Audrey è stata uccisa ed il corpo giace in quell’appartamento. E se la chiave contrassegnata con le iniziali AM che Kate trova in un cassetto della cucina aprisse proprio la porta dell’abitazione della vittima?

Sin dai primi capitoli il pensiero corre al capolavoro di Alfred Hitchcock Rear Window (La finestra sul cortile): Peter Swanson, già autore di Quelli che meritano di essere uccisi, Il lungo inganno e con un ulteriore thriller (All the beautiful lies) in attesa di pubblicazione nel nostro Paese, si dichiara addirittura ossessionato dal cinema del “maestro del brivido” ‒ tanto da aver progettato un interessante esperimento letterario, ovvero la scrittura di 53 sonetti, uno per ogni film girato dal regista di origini britanniche ‒ e non fa mistero del suo tentativo di proporre nelle proprie costruzione narrative alcuni dei meccanismi alla base della tipica suspense dei capolavori hitchcochiani. Senti la sua paura (in originale Her Every Fear) è costruito come un complesso gioco ad incastri, con un primo deciso punto di svolta che arriva quando la trama assume in modo inatteso sfumature à la American Psycho, il ritmo della narrazione aumenta, e pagina dopo pagina il lettore assiste alla materializzazione delle peggiori paure della protagonista, sino al cambio di prospettiva che prelude al finale. Inaspettatamente il personaggio che risulta tratteggiato più efficacemente non è quello della ragazza, nei confronti della quale lo sguardo del narratore si fissa con meno empatia di quanto ci si attenderebbe, ma quello dello psicotico co-protagonista che appare de visu poco prima della metà del romanzo, con un effetto di inquietudine probabilmente non del tutto voluto. Le atmosfere che si respirano sono quelle da pellicola di genere di altri tempi, a cui contribuiscono i vecchi film che scorrono davanti agli occhi di Kate nelle ore di veglia.  



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