Sentiero nero

Sentiero nero
Leif Pudas se ne stava al caldo dentro la sua arca, uno dei tanti piccoli casotti montati su pattini che punteggiavano la superficie gelata del lago Torneträsk. In quella sera di fine inverno era lì in santa pace a pescare dalla botola nel pavimento attraverso la quale era stato aperto un foro nel ghiaccio. A un certo punto lo aveva preso un impellente bisogno di alleggerire la vescica. Era uscito alla svelta in mutandoni e stivali. E una raffica di vento si era portato via il suo rifugio, che era stato inghiottito dal nero della notte. Mezzo svestito com’era, in quella tormenta il buon Leif rischiava di morire assiderato. Così era salito sulla motoslitta, alla ricerca dell’arca più vicina. Gli era andata bene, ce n’era una deserta in cui era riuscito ad entrare. Anzi, proprio deserta no, perchè nascosta sotto una coperta c’era una donna. Morta. Senza nessun documento addosso. Una complicazione in più per l’ispettrice Anna-Maria Mella, che ora deve identificarla. A darle una mano c’è Rebecka Martinsson, che dopo l’esito tragico della sua ultima indagine ha avuto un crollo che l’ha condotta dritta in un reparto psichiatrico. Quando ne è uscita ha lasciato lo studio legale di Stoccolma per trasferirsi nella casa di sua nonna, a Kurravaara, e ha accettato l’incarico di procuratore aggiunto a Kiruna. Intanto si scopre che il cadavere sconosciuto è quello di Inna Wattrang, responsabile delle relazioni pubbliche di una grande impresa mineraria, la Kallis Mining. L’hanno uccisa, e prima l’hanno torturata con un cavo elettrico. Potrebbe essere stato un gioco erotico finito male. Ma gli indizi scoperchiano qualcosa di molto più grosso: un giro di affari che dalla Scandinavia arriva fino all’Uganda di Museveni, dei signori della guerra, dei bambini soldato rapiti e mandati a combattere strafatti di droga...
Rebecka Martinsson è al suo terzo caso e Åsa Larsson dimostra di essere sempre più brava a costruire plot intriganti, che ti prendono e non ti mollano. Quello di Sentiero nero è un mondo ad elevata componente femminile, e non solo per la solida presenza di Rebecka e Anna-Maria, che fanno nuovamente coppia nell’inchiesta. Nel bene e nel male sono le donne a influenzare lo svolgersi degli eventi. Inna, seducente e spregiudicata, ma con un suo rigore morale che paga nel peggiore dei modi; Ester, sorellastra del magnate Mauri Kallis, dotata del dono della seconda vista con cui coglie le immagini della catastrofe prossima a venire e si prepara ad affrontarla per salvare quello che ha di più caro. E poi le madri: quella adottiva di Ester, una pittrice delusa che le ha trasmesso il talento artistico tramite un legame ancora più forte di quello del sangue; quella di Rebecka, che con la sua fragilità e la sua inadeguatezza ha segnato profondamente la figlia; quella psichicamente disturbata di Mauri Kallis. In questo universo gineceico il self made man Kallis combatte con discutibili mezzi la sua battaglia per affermarsi e lasciarsi alle spalle i fantasmi di un’infanzia avvilente e disastrosa. Come un Charles Foster Kane del Nord è riuscito a conquistare la sua Xanadu. Ma non ha nessuna Rosebud da ricordare. Soldi e passioni, intrallazzi e sentimenti si mescolano con un dosaggio ben calibrato che tiene alto il livello del coinvolgimento emotivo. Perché pagina dopo pagina questi personaggi ti ritrovi ad amarli per la capacità che ha Åsa Larsson di renderli reali. Un’espressione, un gesto, e ti sembra di averli conosciuti da sempre. Anche stavolta, come spesso nei suoi thriller, ci sono tanti animali – cani, gatti, renne - raccontati con tenerezza e simpatia, che si guadagnano un piccolo ruolo da protagonisti. Non è una Svezia modello che emerge a fare da sfondo a un impero economico costruito dal niente e a un triangolo amoroso sbilanciato e ossessivo, che è l’origine e il motore trainante di questa storia tinta di corruzione. A un certo punto i ruoli si ribaltano e i più deboli diventano i più potenti e i più spietati. Proprio come succede nella vita. E proprio come nella vita non tutti pagano fino in fondo per i propri crimini.

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