Sentimi

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La piazza è deserta, un’improvvisa nebbia ha avvolto tutto, i contorni del paese che lei così ben conosce si fanno indistinti. Solo un sovrapporsi di voci che la guidano verso una panchina: “Siediti e scrivi”. Ma a chi appartengono queste voci? Dove sono i corpi che le fanno risuonare? Pietra è la prima a prendere la parola, a dettare la storia della sua vita: una storia d’amore per il marito Tano e la sorella Rosa, che pure avevano una relazione ma lei nulla, continuava ad amarli. Amore per i nipoti, specie per la piccola Adele che, coi suoi capelli rossi come quelli del padre biologico, aveva scatenato la furia omicida di Rosario, marito di Rosa. Lei è la seconda a parlare, morta ammazzata per mano del marito che non sopportava la prova vivente del tradimento che, fino a quel momento, aveva preferito ignorare. Rosa, che troppo aveva invidiato Pietra, la preferita di mamma, e che per vendetta aveva deciso di rubarle il marito. Poi è la volta di Ersilia, la levatrice, che aveva messo in guardia Pietra contro la follia di Rosario, disposto a tutto pur di ammazzare quei due bambini. Poi è la volta di Stella, la cui unica colpa furono quei due grandi occhi verdi dentro una tonaca monacale, e invece morì per un aborto clandestino dopo le ripetute violenze del reverendissimo prete del paese. Poi è la vota di Lucrezia, la superiora del convento. Poi Cettina, Luisa, Nina…

Voci di donne, storie, sfoghi, confessioni, accuse. Attorno al fil rouge della follia di Rosario, che a tutti i costi vuole uccidere la bastarda Adele, si dipana la matassa delle vite delle donne del paesino siculo teatro della storia. Donne maltrattate, umiliate, offese ma anche loro stesse oppressive, violente, cattive. Donne schiave di una società maschilista, quasi primitiva ma anche donne che in tanta brutalità hanno trovato il modo di far valere il proprio potere. Un intreccio di storie a tratti inquietante a tratti sanguigno, carnale, che mescola sentimenti puliti e poetici a brutture e bassezze. Si legge quasi d’un fiato, vuoi per la suggestione dell’ambientazione sospesa tra i due mondi vuoi per la varietà degli stili narrativi, che seguono perfettamente i personaggi che di volta in volta emergono dal coro. Le pagine scorrono veloci anche grazie alla potenza icastica del dialetto siculo che permette, senza pause né inutili preziosità, di figurarsi la scena davanti agli occhi in maniera cruda e semplice. Un romanzo che è un atto d’accusa contro certi uomini, certo, che stigmatizza la follia dell’amore inteso come possesso che finisce in violenza e morte. Dall’altro lato, però, e questo è il merito grande dell’autrice, emerge forte l’inno alla solidarietà femminile, alla resilienza, incarnata magistralmente dalla figura di Pietra, alla salvaguardia di ciò che è buono. Così, nell’immagine delle donne che si stringono attorno ad Adele, ennesimo agnello sacrificale, il cerchio del romanzo si chiude lasciando che il lettore, uomo o donna poco importa, dopo pagine dolorosissime veda, tocchi finalmente la grandezza dell’umanità.



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