Senza fermata

Senza fermata
Quella dell’emigrato (per non dire quella del clandestino) è una vita grama e dura, fatta di sofferenze, di fatiche e di umiliazioni. Se ne accorge presto Manuel Mpanda, un angolano che decide di lasciare lo Zaire, dove vive dall’età di due anni con la famiglia, per andare nel paese d’origine. Qui la situazione politica sembra in via di normalizzazione, con la guerra civile ormai alle spalle. Agli occhi di Mpanda tutto questo ha il sapore di pace e di opportunità lavorative, soprattutto per uno come lui con una laurea in lingua inglese. Giunto a Luanda, dopo qualche iniziale difficoltà di ambientamento, l’esistenza sembra incanalarsi per il verso giusto: è prima insegnante in una scuola elementare, poi interprete presso l’ambasciata di Namibia con un buon stipendio, nel frattempo ha una relazione con Isabel, da cui ha una figlia Mansanga. Ma la felicità non è mai dietro l’angolo. Con le elezioni del 1992, che registrano la vittoria dell’MPLA e la sconfitta dell’UNITA, l’Angola precipita ancora una volta nel caos. È la resa dei conti dei nuovi padroni con gli avversari politici. Tra questi vi è anche Mpanda che, considerato un attivista dell’UNITA, viene preso di mira dalle autorità governative. Per evitare le violenze che quotidianamente sono perpetrate dal governo, decide di rifugiarsi a Johannesburg. Da qualche anno l’apartheid è finito e il Sudafrica è visto da molti africani come la terra promessa. Mpanda pensa che sarà facile trovare un lavoro e, una volta sistematosi, potrà essere raggiunto da Isabel e Mansanga. Le cose però per uno straniero non funzionano in questo modo…
Senza fermata è un romanzo di chiaroscuri: l’ottimismo e il pessimismo, la speranza e la delusione, la felicità e la tristezza. La stessa struttura narrativa contempla due prospettive: quella del narratore all’inizio e alla fine, quella del protagonista nella parte centrale (segnate dal passaggio dalla terza alla prima persona), quasi ad indicare una simbolica fusione tra i due. Certamente nel testo c’è molto delle vicenda esistenziale di Simâo Kikamba, anche lui, per motivi politici, costretto a trasferirsi a Johannesburg. Mpanda/Kikamba è un antieroe che percorre il continente africano alla ricerca della libertà e della sicurezza, ma che rischia di perdere la propria identità di essere umano, finendo per non sapere più chi è. Non per niente il padre, per dissuaderlo dall’andare in Angola, dice a Mpanda di non fare l’errore del coccodrillo che “scappò dalla pioggia ma scomparve nell’acqua”. Un on the road della disillusione, senza avventure e romanticismi. Lo scrittore, con un ritmo incalzante e coinvolgente, denuncia con forza e senza indulgenze il razzismo degli africani verso altri africani, mostrando come la piaga dell’emigrazione, specie se politica, non appartenga solo al mondo occidentale. Il problema è che nessuno, in Europa come in Africa, vuole veramente trovare una soluzione.

 

 

 
 
 
 
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