Senza rimorsi

Senza rimorsi

Figlio di un elettricista di mezza età di origini metà tedesche metà olandesi, Paul Frehley cresce nel Bronx, vicino al Giardino Botanico di New York, in una famiglia serena e amante della musica: mamma e papà suonano il piano abbastanza bene, i figli Nancy e Charlie seguono le loro orme, ma Paul si innamora ben presto della chitarra e del rock’n’roll. I genitori lo assecondano anche per tenerlo lontano dalla strada e dalle cattive amicizie, ma ciononostante Paul inizia a frequentare i “duri” del quartiere, marinando la scuola e passando le giornate giocando a poker, fumando e bevendo. Giacche di pelle, jeans stretti, capelli imbrillantinati col ciuffo. A quei tempi – siamo fra i ’50 e i ’60 – i ragazzi del Bronx si dividono in due categorie: quelli che vanno bene a scuola e quelli che non vanno bene per niente. La sorella e il fratello di Paul sono nella prima categoria, lui nella seconda. Entrato nella gang dei Ducky Boys, il ragazzo scopre di avere i cosiddetti “muscoli da birra”, cioè che con l’aiuto dell’alcol trova il coraggio e la grinta che non ha ed è capace di lottare contro chiunque. Da quel momento in poi inanella una serie infinita di risse e scazzottate e – cosa ben più grave – diventa un alcolista malgrado la giovane età. Ma il cambiamento più profondo è quello causato dalla passione per il rock, soprattutto la musica di Who e Cream. Pete Townshend? Eric Clapton? Paul, che gli amici hanno soprannominato “Ace”, decide che da grande vuole essere come loro…

Arriva finalmente anche in Italia l’autobiografia del chitarrista solista della formazione classica dei Kiss - forse il membro più amato dai fan di vecchia data - in originale la seconda ad essere pubblicata dopo quella del bassista Gene Simmons e prima di quelle del batterista Peter Criss e del chitarrista-frontman Paul Stanley. Il percorso storico della band raccontato è più o meno quello già noto alle cronache, ma non mancano aneddoti inediti (Ace accompagnato dalla mamma alla mitica audizione del 3 gennaio 1973 che avrebbe dato vita alla line-up dei Kiss forse il più gustoso). Soprattutto traspare dal racconto di Frehley un immenso amore per la musica rock a cavallo tra ’60 e ’70 – Grateful Dead, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Grand Funk Railroad, Creedence Clearwater Revival, Iron Butterfly, Led Zeppelin e così via – e come il lavoro di roadie svolto da ragazzo gliel’abbia fatta amare ancora di più, regalandogli l’invidiabile opportunità di vivere quella formidabile stagione da dietro le quinte. La tesi di fondo del memoir è che la creatività per esprimersi davvero non debba sopportare nessun limite, e che il rock sia uno stile di vita più che un genere musicale. Sul primo fronte Frehley lamenta di avere avuto le ali tarpate dalla mentalità imprenditoriale, dall’etica del lavoro e dalla intransigenza “straight” di Simmons e Stanley. Sul secondo fronte rivendica senza rimorsi (da qui il titolo del libro) i suoi passati eccessi nell’abuso di sostanze e di automobili (ci sono più incidenti stradali in questo libro che in Crash di James Ballard), che più volte lo hanno portato alle soglie della morte e che hanno causato la sua cacciata dai Kiss. Non mancano ovviamente frecciate e polemiche contro Simmons e Stanley: più di ogni altra cosa l’ex Spaceman si dichiara ferito dal fatto che il cameo di sua figlia Monique nel film Detroit rock city sia stato tagliato nella versione finale, lui sostiene volutamente.



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