Senza riserve

Senza riserve

Nel pullman che porta la squadra verso lo stadio c’è il consueto miscuglio di concentrazione ed euforia. Thomas dal suo solito posto sente le urla dei più giovani provenire dai sedili alle sue spalle. Il gruppo dello staff parlotta davanti invece, intento a sistemare gli ultimi dettagli in vista dell’imminente match. Lui, con le cuffie calate sulle orecchie, ascolta il grande Liga, capace come pochi di dargli la carica. E pensa. Pensa come in un film a quanta strada ha fatto da quando suo padre lo teneva in braccio e lui scopriva per la prima volta la magia di quel pallone che rotolava. A quel campetto in terra battuta del suo paesino dove veniva sistematicamente allontanato perché troppo piccolo. Ripensa a suo figlio e al dolore di poterselo godere poco, complice il suo lavoro ma complice anche la storia finita in malora con sua madre. Poi ‒ come per magia ‒ si ritrova catapultato in campo per una delle sue prime partite da titolare del Lecce, complice l’infortunio al suo collega fino ad allora titolare. L’occasione è di quelle che non si possono lasciar passare. E lui non lo fa. Il Genoa gioca in casa ma la sua porta resta inviolata per tutti i novanta minuti grazie sopratutto ad una sua prodezza quasi allo scadere su un lanciatissimo Palacio che strozza l’urlo dei genoani in gola e scatena invece quello liberatorio dei sostenitori giallorossi. Per Thomas è arrivato finalmente il momento di saldare i conti col destino? Anche perché tra i mille sms di felicitazioni a fine partita ce n’è uno che gli scalda il cuore come non mai. Vuoi vedere che dopo aver chiuso sotto chiave il suo cuore è arrivato il momento finalmente di riaprirla, quella porta?

Raffaele Pappadà è penna e volto noto tra gli appassionati di calcio, essendo nella squadra dei telecronisti di Premium Sport. In questo romanzo/diario racconta e svela con infinita grazia un po’ di quel “dietro le quinte” che il calcio spesso non racconta, preso com’è nell’esaltazione del solo gesto tecnico o della prestazione sportiva, quasi che i calciatori fossero robot tutti muscoli e agonismo, privi di qualsiasi sentimento. E invece dietro ogni singola carriera, ogni singolo volto di quel mosaico di facce che compongono il mitico album Panini dei nostri sogni, ci sono uomini, storie, percorsi, inciampi, gelosie, dolori, sacrificio, disperazioni che strascendono spesso il campo e che molto più spesso di quanto possiamo immaginare quel campo lo condizionano, esattamente come succede con le carriere di ciascuno di noi. Ed è proprio questo percorso che Pappadà ci racconta. Prendendo spunto dalla storia personale e professionale di Massimiliano Benassi – il Thomas del romanzo –, portiere del Lecce dal 2010 al 2013, Pappadà fotografa lo sportivo nel momento più alto della sua parabola calcistica, la gioia di diventare titolare in serie A potendosi confrontare finalmente con campioni e squadroni fino ad allora visti solo dalla panchina o peggio dal divano di casa, in tv. Ma anche la parallela parabola umana di un uomo ferito dal fallimento di un matrimonio spezzato che gli ha lasciato in eredità un figlio e che ora prova nuovamente e nonostante tutto a rimettersi in gioco. Un’istantanea vista e vissuta con gli occhi di un portiere, di chi cioè la vita è abituato a viverla alle spalle degli altri, in totale solitudine, ma con quel pizzico di istrionica follia indispensabile per sopravvivere in campo, ma sopratutto fuori.



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