Senza sapere

Senza sapere
I dati statistici relativi al campo della conoscenza nei principali Paesi del mondo rivelano che noi Italiani appariamo in una ben poco encomiabile posizione. Le indagini condotte dai principali organi di rilevamento attestano un’allarmante condizione di ignoranza diffusa sia tra i gioviani e gli studenti che nel versante più adulto della popolazione. Tra gli indicatori gli indici che i collocano a un livello molto inferiore rispetto alla maggior parte dei Paesi dell’Unione Europea a suscitare più impressione è la bassa percentuale di laureati che ci pone in ultima posizione. E non è migliore, rispetto alla media, la quota di persone in possesso di un diploma di scuola secondaria. La partecipazione ad attività di educazione formale o informale per adulti è la più bassa tra le nazioni dell’OCSE. Otto italiani su dieci non hanno mai praticato attività artistiche o culturali, mentre l’Eurostat ci vede contendere il fanalino di coda a Spagna e Portogallo tra gli Stati che annoverano il più alto tasso di abbandono scolastico. E se la stragrande maggioranza dei giovani non ha mai letto un libro o assistito a uno spettacolo teatrale, ben il 47% dei nostri connazionali dai 14 ai 65 anni ha notevoli deficit nella semplice comprensione di un testo…
Giovanni Solimine, docente all’Università La Sapienza di Roma, presso cui dirige la Scuola di specializzazione in beni archivistici e librari, è autore di un saggio che attesta la drammatica condizione di un Paese in preda a un’avvilente condizione di analfabetismo funzionale, nel quale l’80% della popolazione non capisce quello che legge e non dispone di quel minimo di bagaglio intellettuale utile a orientarsi nel mondo. Quale futuro può avere, dunque, uno Stato che destina alla spesa pubblica in cultura solo lo 0,6% del PIL a fronte di una media europea del 2,2% se non assume consapevolezza del fatto che il costo dell’ignoranza risulta ben più oneroso di quello determinato da una politica di investimenti nella ricerca e nell’educazione? Dopo aver preso in esame i dati della nostra disastrosa condizione di arretratezza culturale e averli riletti alla luce delle ragioni storiche che li hanno fin qui determinati, l’autore rivolge un accorato appello a chi è chiamato ad assumere responsabilità. L’esortazione è a non sottrarsi all’enorme responsabilità storica di recuperare il grave ritardo che rischia di confinarci sempre più ai margini di una società globalizzata cosiddetta della conoscenza. Ma, poiché come sempre nessuno è migliore medico di se stesso, il lettore farà bene intanto a leggersi questo testo di per sé già utile e stimolante.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER