Senza tregua

Senza tregua

Pantaloncini rosa, iPod nelle orecchie, fascetta antisudore, borracce piene di Gatorade e un bello strato di crema solare in viso, senza dimenticare lo spray al peperoncino: Isabella, psichiatra trentenne amante della corsa da poco arrivata sull’Isola di Ilovik, in Croazia, quella mattina si sveglia prestissimo, impaziente di cominciare la prima sessione del suo programma di allenamento speditogli tramite mail dal suo personal trainer - un professore della facoltà di scienze motorie di Firenze - che la porterà dritta dritta alla maratona di New York. Una sfida su cui la donna ha deciso di investire il massimo della sua concentrazione e impegno, nel tentativo di dimenticare i mesi burrascosi passati con l’ultimo di una lunga lista di fidanzati sbagliati. Chissà perché continua a impegolarsi in storie improbabili! Eppure, vista la sua professione, dovrebbe essere un asso nel comprendere la natura delle persone. Ad ogni modo, la pace di Ilovik è proprio quello che le ci vuole: in punta di piedi, facendo attenzione a non svegliare Sergio, l’amico di una vita venuto con lei in vacanza, Isabella esce di casa e si tuffa nella natura selvaggia e incontaminata dell’isola, in un saliscendi attraverso la macchia mediterranea che la porterà fino al mare. È padrona della sua mente, non sente fatica, i suoi piedi sono leggeri. L’incontro improvviso con un cucciolo di capra, accompagnato da un rumore sordo, le fa perdere la concentrazione proprio in prossimità della spiaggia e non riuscendo a controllare la velocità la ragazza inciampa, cadendo rovinosamente a terra e trovandosi, dopo un attimo di stordimento, di fronte ad una scena tesa e concitata. Fiutato il pericolo e complici le alte dune di sabbia cosparse di alghe secche che costeggiano la spiaggia abbandonata, Isabella si rimette in piedi, nascondendosi dal gruppetto di fronte: quattro militari della Guardia costiera circondano un uomo anziano in costume da bagno, che urla tenendo in mano una maglietta bianca intrisa di sangue. È ferito. Gli uomini parlano in tedesco, lei è troppo lontana per capire. E comunque, è meglio filare prima che la scoprano. Ma proprio quando Isabella sta per voltarsi, l’urlo straziante dell’anziano la paralizza: l’uomo è a terra, e i militari si stanno accanendo su di lui, massacrandolo con una pala e il calcio dei fucili…

Delitto a ritmo di maratona: questo il titolo originale del manoscritto che Roberta Melli, esordiente giallista vicentina appassionata di sport outdoor, ha presentato alla settima edizione del concorso bandito nel 2015 dalla casa editrice Leone, arrivando tutta sola in cima alle preferenze della giuria. Un traguardo importante per l’autrice, che ha resistito alle facili lusinghe dell’autopubblicazione scegliendo di accreditarsi presso i lettori attraverso la partecipazione ad un concorso: un terno al lotto, certo, ma lei ce l’ha fatta. Tanti i complimenti, ma sembra che la Melli non manchi di umiltà: racconta infatti di come il suo libro sia stato concepito come uno “scacciapensieri” per il lettore, senza alcuna pretesa di riflessione profonda, e di quanto sia importante e istruttivo il lavoro di editing soprattutto per chi, come lei, proviene da studi scientifici – è infatti insegnante di Scienze al liceo scientifico di Vicenza – e non umanistici. Il suo thriller è in effetti scorrevole e ben scritto (anche se in certe parti pecca un po’ di quell’ingenuità comune negli autori esordienti) e scivola via veloce, tra paura e mistero. Il tratto più originale del romanzo è da ricercare sicuramente nell’ambientazione – abbastanza inusuale – nelle isole croate, descritte molto bene con un sentimento e una ricchezza di particolari che le rendono vive e nitide agli occhi del lettore. Vegetazione rigogliosa, mare cristallino, la vita che scorre lenta e apparentemente calma, mentre nelle viscere di quella terra è ancora assordante l’eco della guerra di indipendenza combattuta tra il 1991 e il 1995, che ha cambiato in modo irreversibile l’animo di chi l’ha vissuta: Andrej, spietato comandante della guardia costiera, e i suoi scagnozzi al seguito, rappresentano alla perfezione il danno irreparabile che un conflitto di tali proporzioni può generare nell’essere umano. Per Isabella, testimone di un efferato omicidio, la Croazia avrebbe dovuto rappresentare una boccata d’aria fresca, ma si trasforma ben presto in una gabbia dorata da cui è quasi impossibile uscire, a patto di scoprire cosa muove la mano assassina dei militari che le stanno col fiato sul collo. Fortunatamente, nonostante l’orrore e ferite, c’è ancora qualcuno che crede nell’amicizia e nella solidarietà reciproca: Goran e sua moglie Suzana non si risparmieranno nell’aiutare Isabella a far luce sulla verità. E c’è anche l’amore, dietro l’angolo.



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