Senza veli

Senza veli

La scena si apre con Lilliam Hellman che cerca di salvare dei prigionieri ebrei da un campo di concentramento nazista. A raccontarla è Hazie Coogan, governante e confidente di una delle più note stelle del cinema, ormai non più nel fiore dei suoi anni: Katherine Kenton. Il suo compito non è solo quello di tenere in ordine la casa, far compagnia alla signorina Kathie e andare con lei nella cappella in cui sono conservate le ceneri dei suoi quattro ex-mariti - definiti “was-band” - e del dolce pechinese Rubacuori. Hazie, insieme all'amico Terrence Terry, deve proteggere quella fragile e sentimentale stella del cinema dagli attacchi degli spasimanti opportunisti. In particolare da quel poco di buono di Webster Carlton Westward III, occhi bruno chiaro, fisico da copertina e metà o poco meno degli anni di Miss Kathie. La missione è difficile, quell'uomo è astuto e riesce in poco tempo a infilarsi con il suo mazzo di fiori e il suo “profumo di sottili sigari Tiparillo e colonia Bay Rum” nella vita – e nel letto – di Katherine Kenton. Ma non ha fatto i conti con Hazie, la sua più cara amica, la sua confidente, la donna che per decine di anni ha fatto in modo che la stella di Miss Kathie risplendesse sempre più fulgida e luminosa in quel cielo fitto di stelle chiamato Hollywood, in cui mille nomi si inseguono e si incontrano ora alle cene di gala, ora nei set cinematografici ora nel gran teatro di Broadway...

Con Senza Veli Chuck Palahniuk dà senz’altro sfoggio della sua grande erudizione in campo storico e cinematografico: le pagine sono un susseguirsi di nomi e citazioni virgolettate delle stelle dei tempi d’oro di Hollywood, di titoli di film e musical, di brand di profumi e colonie e sigari e champagne. Tutti i nomi e i marchi sono inseriti nel testo in neretto, come fossero parole chiave o link. In una sola pagina si possono trovare fino a venti neretti a interrompere il flusso narrativo. Il libro proprio per questo motivo risulta particolarmente pesante, ossessivo nel suo citazionismo. Si legge senz’altro in trasparenza un grande amore per la vecchia Hollywood, di cui l’autore fa un inno e insieme un requiem citando grandissima parte dei suoi protagonisti. La stessa Kathrine Kenton, protagonista della storia, è un mix fra le più belle donne dell’epoca d’oro del cinema: ha gli occhi viola della Taylor e i capelli ramati della Hepburn. La riflessione cinica sul fatto che “le biografie sono tutte assemblaggi di falsità... Proprio come le autobiografie” e la stessa trama costruita come un mystery si perdono fra decine e decine di nomi, personaggi evanescenti e fantasmi: l’intreccio comincia ad appassionare il lettore solo dopo aver superato i due terzi del libro. Troppo tardi per entusiasmare. Troppo poco per piacere.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER