Senz'anima

Senz'anima

Ma che bella quest’Italia, quest’ultima, quella dei nostri anni, non trovate? Sembra coniata sull’immagine sterile e patinata della pubblicità: un paese privo di qualsiasi valore, in cui la parola "morale" ha perso anche l’ultimo significato possibile, ma che cerca a tutti i costi di apparire bello, pulito, onesto, attraente e desiderabile. Basterebbe pensare all’atteggiamento da maschere televisive che assumono i politici che riempiono le aule del nostro Parlamento; al lavoro di schiere di giornalisti che giorno dopo giorno smuovono ondate di finto clamore pur di servire le svariate caste dello stivale; alle lobby industriali, farmaceutiche, bancarie e clericali; alla svalutazione del merito e della cultura in favore delle raccomandazioni e della mediocrità; basterebbe pensare a tutto questo per capire in che razza di mondo viviamo. Ma se quanto detto non dovesse bastarvi, allora sforzatevi un altro pochino per guardare con riconoscenza al rappresentante ultimo, all’uomo eletto a simbolo e mito della più celebre, conquistata e rivalutata italianità - ebbene sì, è proprio lui - Mr. Silvio Berlusconi! Acclamate e ridete quando passa il giullare da bar, il re del mattone, l'imperatore dell'editoria e dell'informazione, il leader populista, l'arci-italiano...
Massimo Fini ne ha per tutti in questo Senz’anima, un pamphlet giornalistico che tramite la raccolta degli articoli dell’autore apparsi negli anni sulle pagine dell’Europeo, il Giorno, l’Indipendente, il Quotidiano Nazionale e il Fatto Quotidiano ripercorre questi ultimi trent’anni d’Italia, tra corruzioni politiche, malaffare e pessime abitudini che - volenti o nolenti - sono entrate a far parte ormai dei modi di fare e delle consuetudini nazionali. Non solo critiche a Berlusconi, quindi, ma una vera a propria analisi dei celebri volti italiani della politica e del giornalismo: Ricci “da anni è passato a lavorare con la destra e per la destra, ma mentre gli altri onestamente dichiarano la loro mutazione genetica, Antonio Ricci si sente ancora un mezzo rivoluzionario. Si crede fico. Mentre è solo foglia”; Schifani “nelle infinite apparizioni televisive come presidente dei senatori di Forza Italia, non l’ho mai sentito enunciare un argomento”; Bonino ”crede di essere liberale e non lo è. Perché un liberale che pretende che tutti lo siano non è un liberale: è un fascista”; Scalfari ”prototipo assoluto del radical-chic, con cuore a sinistra ma portafoglio ben piantato a destra”; Santoro “se la tira da duro e puro ma è passato a Mediaset con contratto miliardario, dopo aver per anni sparato a palle quadrate su Berlusconi”; Del Noce ”è spocchioso, borioso, pieno di sé. E senza pudore. Ha dichiarato: ‘sono sempre stato fuori dal giro, fuori dai giochi’. Ma per favore: uno che da giornalista si è fatto portare in parlamento da Forza Italia, quando era col vento in poppa, e che è amico personale di Berlusconi”; De Benedetti “un tipo di imprenditore che poteva fiorire e prosperare solo da noi, grazie alle complicità del sistema” E in questo disastro di volti che, vuoi per una ragione, vuoi per l’altra, rappresentano l’Italia, a noi rappresentanti del popolino non resta che chiederci se sia meglio cadere sul fianco destro o quello sinistro, distrutti dallo scontro contro un sistema di lobby in cui puoi decidere di partecipare o estraniarti, ma che non riuscirai mai ad abbattere.

 

 

 

 
 
 
 
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