Serenissima vendetta

Serenissima vendetta

Una giovane ex modella, ormai tranquilla mamma in giro per le calli e i ponti di Venezia con il proprio figlioletto in triciclo, s’imbatte nel corpo senza vita di un uomo a cui è stata tagliata la gola. Di nazionalità francese, la vittima si è apparentemente imbattuta nella persona sbagliata mentre era in giro di sera per la città lagunare. Il commissario veneziano Marco Manente viene chiamato per avviare le indagini ma, ai primi passi dell’inchiesta, la situazione si complica per il ritrovamento di una nuova vittima anch’essa francese. Nel giro di pochi giorni, a dispetto dell’immediato intervento di protesta delle autorità diplomatiche d’oltralpe, la catena di omicidi di francesi a Venezia si allunga e, soprattutto, si allunga la lista di inutili indizi che collegano tra di loro i delitti. In più, ad ogni omicidio, l’assassino (o assassina) deposita un messaggio che ‘spiega’ in maniera assai criptica le ‘ragioni’ del delitto. In pochi giorni, ma in troppi delitti, il quadro che ne emerge è chiaro: una mano assassina colpisce per una qualche ragione che sfugge al commissario inquirente i cittadini francesi che transitano a Venezia. La difficile interpretazione dei messaggi dell’assassino e la impossibilità momentanea di dare una pista e dei nomi in pasto all’opinione pubblica e alle autorità francesi spingono il questore a sospendere Manente dal servizio, lasciando la responsabilità delle indagini ad un altro funzionario di polizia. Ma è proprio quando è liberato dalle incombenze d’ufficio, contando sulla collaborazione silenziosa e complice dei suoi uomini, che Manente darà una svolta alle indagini: avvalendosi delle sue personali relazioni con l’ambiente della vecchia nobiltà veneziana, districandosi tra legami sentimentali, osterie e ottimi vini, Manente darà vita ad una indagine mozzafiato che darà corpo ad una impensabile e incredibile soluzione...

Questo commissario veneziano - il più indolente e fuori dalle righe che la letteratura italiana contemporanea abbia conosciuto – sembra, in maniera anche un po’ eccessiva ed eccessivamente esibita, ricalcare il profilo e i tratti del suo ‘collega’ di Vigata, il Montalbano di Camilleri, con la sola variante dell’ambientazione lagunare. Anche il linguaggio adottato, con alcune concessioni dialettali opportunamente inserite nel corpo del racconto, richiama alla mente i racconti dello scrittore siciliano. Tuttavia, la felicità di una scrittura tesa e liscia come il filo del racconto che scorre senza intoppi e senza nodi, l’abilità descrittiva di ambienti, situazioni e personaggi della Serenissima, la macchina narrativa poliziesca perfettamente calibrata insieme ad una serie di divertissement che vanno dalle bellezze muliebri a quelle dell’architettura veneziana, dalle atmosfere nebbiose delle calli ai profumi di una varietà di vini citati con la competenza di una sommellerie d’alto livello, rendono il libro non solo originale nel panorama del giallo contemporaneo, ma ne determinano una qualità che spinge il lettore alla lettura ininterrotta e all’ansia della scoperta del finale: proprio quello che si chiede, tradizionalmente, ad un libro giallo che voglia definirsi “un bel romanzo”.



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