Serra con ciclamini

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Norimberga, 1946. Il processo ai “più grandi criminali di tutti i tempi” (per usare l’espressione di Goebbels a proposito dei nazisti) è in pieno corso, eppure langue: nonostante i loro misfatti siano così giganteschi da far parlare di “peccato” ancor prima che di “reato”, la macchina processuale stenta ad avviarsi a conclusione, impantanata com’è tra cavilli legislativi e filosofici (insomma, se è valido il principio del nulla poena sine lege, come si possono condannare delle persone per delle azioni che esse stesse hanno inventato, come la deportazione e lo sterminio di massa?). Il tempo qui è il nemico numero uno: più passa e più sembra necessario fornire prove ulteriori, mentre intanto vengono scagionati i (presunti) ideologi del regime nazista, come Carl Schmitt (che si difende dicendo: «Se condannate me, dovrete condannare allo stesso modo Rousseau per i giacobini»). E più siedono tra i banchi docili come agnellini, più quegli infami gerarchi perdono le sembianze delle belve che hanno dimostrato di essere negli ultimi tredici anni...

Miglior scrittrice del mondo secondo “Time” nel 1947, Rebecca West (pseudonimo di Cicily Isabel Fairfield, scelto in onore dell’eroina di un dramma di Ibsen), è stata un’autrice che ha saputo far parlare di sé con l’impegno (soprattutto sul fronte femminista) e con lo stile letterario raffinato e incisivo. Qui racconta del dramma (così lancinante da assomigliare quasi a un thriller) di uomini che sanno di avere ragione e sentono il dovere di un giudizio preciso e adeguato, ma che si trovano di fronte alla difficoltà di documentare crimini talmente grandi da sfuggire alla presa del diritto. Riflessioni che West ha maturato ben quindici anni prima del celebre La banalità del male (nel quale Hannah Arendt ha ben descritto la difficoltà di processare un assassino del calibro di Eichmann, organizzatore delle deportazioni in treno, e dei maldestri tentativi di addossargli qualcosa di specifico, come l’omicidio di alcune persone con la propria pistola). Questo volume riunisce tre testi inediti in italiano, apparsi in inglese tra il 1946 e il 1954 (il secondo e il terzo parlano della Germania del dopoguerra e delle difficoltà dell’“amministrazione controllata” da parte dei vincitori) e riuniti nel volume A Train of Powder.



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