Seta

Seta
1861, Villedieu, Francia meridionale. Sono passati otto anni da quando il giovane Hervé Joncour ha abbandonato la carriera militare che avrebbe voluto per lui il padre per seguire il carismatico signor Baldabiou, che ha creato dal nulla in paese una fiorente industria per la lavorazione della seta. Baldabiou ha bisogno ogni anno di quante più possibile uova di baco da seta, e Joncour viaggia su suo incarico in Africa e in Medio Oriente per acquistarle e portarle in Francia. Ma quando un'epidemia di pebrina fa strage di bachi e il futuro stesso della fabbrica di Villedieu sembra minacciato, Hervé deve spingersi fino al confine del mondo, nel Giappone che ha appena aperto i confini agli occidentali. Non è un'impresa facile: la società nipponica è spaccata a metà tra chi ritiene l'apertura al mondo esterno una salvezza e chi la ritiene una jattura, e il commercio di uova di baco da seta è severamente vietato. Hervé Joncour saluta sua moglie Hélène, attraversa la Baviera, l'Austria, Budapest, Kiev, la steppa russa, la Siberia, il lago Bajkal e finalmente approda in Giappone. Qui - in un villaggio sulle colline nei pressi di Shirakawa - acquista di contrabbando le uova da Hara Kei, un signorortto locale che ha una concubina con il viso da occidentale. Joncour torna in Europa sano e salvo, ma la ricchezza conquistata con le uova dei bachi di seta non gli impedisce di pensare ossessivamente alla giovane concubina...
Fandango ristampa con una nuova veste editoriale e grafica il bestseller di Alessandro Baricco pubblicato nel 1996 e tradotto in oltre trenta lingue, in occasione dell'uscita nelle sale cinematografiche dell'omonimo film di François Girard con Keira Knightley, Michael Pitt e Alfred Molina. Basato sulla reale storia della lavorazione della seta in Europa (indicativi in tal senso i riferimenti alla terribile 'crisi pebrinica' che mise in ginocchio l'industria serica nella seconda meta del XIX secolo), Seta è però tutt'altro che un romanzo storico o un feuilleton dal sapore esotico. Piuttosto una storia d'amore a tre (o forse a quattro) impalpabile come il tessuto che le dà il nome, declinata in una serie di flash narrativi laconici come appunti di viaggio ma suggestivi come haiku. Colori tenui, emozioni forti: brevi pennellate espressioniste che disegnano personaggi tormentati, cuori inquieti nei quali i silenzi pesano come macigni, il non detto è più assordante di un urlo e l'amore vissuto è sempre un passo più in là dell'amore voluto. Un plot stilizzato, quello di Baricco, sentimentale senza sentimentalismo, niente affatto hollywoodiano: non a caso "Un ostacolo per la riduzione cinematografica stava nel fatto che il libro ricostruiva una sequenza di azioni delle quali non veniva data spiegazione", ha spiegato lo scrittore recentemente, parlando con i giornalisti proprio delle differenze tra libro e film. "Se nella letteratura lasciare a galla una costellazione di gesti funzionava, di contro produceva una serie di domande nei produttori americani: perché l'eroe fa questo? Cosa impara? Io rispondevo: non lo so, niente... Beh, le cose da fare a quel punto erano due: forzare la storia e farne un film ignobile, svelando quello che avevo scelto di tacere nella scrittura, o rischiare, mettendo delle pietre in uno stagno senza mai scendere sott'acqua. Questa è la strada che ha scelto François Girard, una strada che ha portato ad un film più letterario che cinematografico, ma che mi ha convinto". Diplomazia? Possibile, probabile. Perché la forza emozionale da acqua appena appena increspata che rende la lettura di Seta una fine, vaporosa, profumata parentesi in mezzo a tanto rumore avrebbe avuto bisogno di ben altro registro cinematografico (di un Peter Greenaway, per dirne una, o di un Werner Herzog), o forse - meglio - di nessun cinema affatto.

 

 

 

 
 
 
 
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