Sette brevi lezioni di fisica

Il giovane Albert Einstein ha abbandonato il liceo in Germania e raggiunto i suoi in Italia, a Pavia, dove segue lezioni all’Università, pur senza essere iscritto, e legge Kant. Il padre, ingegnere, installa centrali elettriche, che con i loro rotori affascinano Albert: è il campo elettromagnetico ‒ introdotto pochi anni prima dai fisici britannici Farad e Maxwell ‒ che consente loro di girare; quel ricordo resta dentro la sua mente, e anni dopo, quando è già uno scienziato di fama mondiale, alla ricerca di quell’elemento che gli consenta di unire la sua teoria della relatività ristretta (che prevede che il tempo non scorra uguale per tutti) alla teoria newtoniana della gravità, riaffiora: anche la gravità, come l’elettricità, deve essere portata da un campo. Ma come è fatto questo campo gravitazionale? Quali equazioni lo descrivono? E se il campo gravitazionale non fosse semplicemente “diffuso” nello spazio, ma fosse lo spazio stesso? Lo spazio diventerebbe non più qualcosa di diverso dalla materia, ma una delle sue componenti: una entità in grado di curvarsi, determinando la caduta degli oggetti, il moto dei pianeti, la corsa di un raggio di luce. E se ad incurvarsi fosse anche il tempo? E cosa accade a spazio e tempo quando una stella esaurisce il suo combustibile e collassa sotto il suo stesso peso?

Nato da una serie di articoli pubblicati su un supplemento del quotidiano “Il Sole 24 ore”, questo libro divulgativo di meno di un centinaio di pagine ha finito con l’esser tradotto in oltre quaranta lingue, e vendere nel mondo più di un milione di copie. Carlo Rovelli, ordinario di Fisica teorica presso l’Università francese di Aix-Marseille, padroneggia l’arte del divulgare, rendendo accessibili argomenti considerati tradizionalmente ostici, come la meccanica quantistica, la teoria della relatività, la ricerca della teoria unificatrice tra il modello relativistico e quello quantistico, la fisica delle particelle elementari, i buchi neri, il tempo. La chiave di lettura del successo di queste Sette brevi lezioni di fisica è la straordinaria capacità dell’autore di trasmettere non solo conoscenza, ma soprattutto il senso di stupore, di meraviglia di fronte alla costruzione stessa dell’universo: “Ci sono capolavori assoluti che ci emozionano intensamente, il Requiem di Mozart, l’ Odissea , la Cappella Sistina, il Re Lear . [...] La Relatività Generale, il gioiello di Albert Einstein, è uno di questi. Ricordo l’emozione quando cominciai a capirne qualcosa. Era estate. […] Ogni tanto alzavo gli occhi dal libro per guardare lo scintillio del mare: mi sembrava di vedere l’incurvarsi dello spazio e del tempo immaginati da Einstein. Era come una magia: come se un amico mi sussurrasse all’orecchio una straordinaria verità nascosta, e d’un tratto scostasse un velo dalla realtà per svelarne un ordine più semplice e profondo”. Le lezioni di fisica in realtà sono sei; nel capitolo conclusivo il fisico si allontana dalla lavagna, si abbassano le luci, e sul podio sale il filosofo, che scrive pagine dove fisica, cosmologia, poesia si fondono nel pensiero su noi, esseri pensanti, sulla complessità del nostro agire, della nostra sete di conoscere: “Ci sono frontiere, dove stiamo imparando, e brucia il nostro desiderio di sapere. Sono nelle profondità più minute del tessuto dello spazio, nelle origini del cosmo, nella natura del tempo, nel fato dei buchi neri, e nel funzionamento del nostro stesso pensiero. Qui, sul bordo di quello che sappiamo, a contatto con l’oceano di quanto non sappiamo, brillano il mistero del mondo, la bellezza del mondo, e ci lasciano senza fiato”.



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