Sette note musicali

Sette note musicali
Il dottor Martin è un insegnante. I suoi alunni sono solo cinque e sono speciali. Nell’aula c’è un silenzio assordante. I cinque bimbi sono autistici, sono chiusi – come gusci apparentemente vuoti – nel loro mondo, da cui tutti sono esclusi. Philip, il bimbo più piccolo, perde sangue dal naso quotidianamente ma il bimbo non è spaventato: anzi, continua a tracciare cerchi sul suo foglio bianco, ormai macchiato di sangue, fino a che il dottore non gli tampona il naso e si prende cura di lui. La musica non è prevista come terapia. Ma non è neppure proibita. Una mattina il dottore decide di far ascoltare ai piccoli il concerto numero 2 in fa minore per pianoforte e orchestra di Chopin, l’opera 21. Non vi è alcuna reazione apparente. I cinque bambini appaiono completamente sordi alla musica. Fino a che Philip non comincia a tracciare delle cifre apparentemente senza senso e a perdere sangue: le cifre non sono insensate, anzi, sono la “costante di struttura fine”, uno dei valori fondamentali della natura. Come ha fatto Philip a scrivere quei numeri? C’è qualche messaggio che vuol trasmettere? La signora Martha è una bibliotecaria. Continua a fare sempre lo stesso sogno: il fuoco divampa nella biblioteca in cui lavora. E c’è della musica di sottofondo. Fino a che sogno e realtà non coincidono. Un liutaio si è apparentemente tolto la vita. Ma cosa lo ha spinto a compiere quel salto nel vuoto?...
Sette racconti – esattamente come sette sono le note musicali – che hanno come filo conduttore la musica. Racconti che aprono universi, spalancano porte su mondi ignoti, trasportano il lettore lontano dallo spazio e dal tempo a cui è abituato. Živković, dopo il successo di Sei biblioteche, colleziona sette gioielli raffinati ed eleganti, che incantano il lettore lasciandogli come retrogusto una certa inquietudine. Scrivere di temi così importanti – la morte, i sogni, la malattia, il suicidio – e farlo con la dolcezza della musica è un talento di cui pochi scrittori son dotati: Zoran Živković ha questa capacità. “Il violino cominciò a creare forme sonore che si inserivano alla perfezione negli spazi vuoti. Ogni pezzo rappresentava una rivelazione singolare: meravigliosamente elementare, magnificamente complessa, magicamente incredibile, follemente inaccettabile”. Lasciatevi trasportare dalla lettura, non abbiate timore di perdervi tra le note di un pentagramma pieno di meditazioni filosofiche che vi lascerà più ricchi nell’animo. 

 
 

 

 

 
 
 
 
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