Sette rose per Rachel

Elena non è affatto contenta: anziché organizzare la sua festa di compleanno a Nizza, dove il padre la aspetta per le vacanze, deve seguire quella sciroccata della madre in Italia, nel nulla cosmico di Cigliano, per risolvere una questione di famiglia. Virna, infatti, ha deciso di far demolire la casa della defunta madre Rachel per costruire un nuovo immobile. Da quanti anni Elena non torna a casa di nonna Rachel? Tanti, tantissimi ma non sono né la tenerezza né la nostalgia ad agitarla, semmai l’astio per la madre, il nervosismo per la perenne assenza di connessione dati e il fastidio per il caldo soffocante delle risaie piemontesi. Per completare il quadro, nell’unico istante in cui il cellulare ha campo, scopre che il suo fighissimo ragazzo la tradisce con una sua amica e che quella odiosa permanenza forse si deve prolungare un giorno in più. Sì, perché la ditta che deve eseguire i lavori ha detto che di svuotare casa non se ne parla: ci sono i fantasmi e nessun operaio ci vuole entrare. Si sentono suoni, si vedono luci, si muovono oggetti: tutti lì in campagna sanno che la casa di nonna Rachel è infestata. Ci mancava anche la superstizione di questi provincialotti. Pur di sveltire le operazioni e rispedire sua madre a Nizza, Elena, dall’alto del suo efficientismo elvetico, si offre di rimanere un altro giorno per fare gli scatoloni: quali fantasmi e fantasmi, è solo gente che non ha voglia di lavorare! Peccato che la prima sera, dopo aver inscatolato tutto, in un battibaleno ogni oggetto torni al suo posto …

Elena e Rachel, nipote e nonna, due generazioni a confronto, il mondo dei vivi e quello dei morti. Non si possono né vedere né parlare ma, con l’intermediazione di Tita, possono tornare in contatto. Sette rose per Rachel di Marie-Christophe Ruata-Arn ci immerge nella vita di un’adolescente grintosa e antipatica nel perfetto compimento della propria parabola di crescita: la ribellione ai genitori e il rifiuto del modello materno, visto come debole e inefficace; la distanza dalla scuola e da qualsiasi forma di dovere in favore di una vita comoda e pigra; il bisogno di demolire tutto quello che è diverso o, più semplicemente, sfigato: l’amico d’infanzia, il paese con la sua stazioncina da poveracci; sfigato chi si accontenta di vivere nelle risaie anziché godersi la bella vita di città. Tutto con la superficialità tipica dell’età che non porta a considerare i guai degli altri, a relativizzare, a essere empatici. È la storia di Rachel a creare la rottura nella routine di Elena: una storia dapprima sordida e meschina poi romantica e profonda, che svela un passato diverso e permette finalmente di conoscere le persone e capirne le scelte, con la testa e col cuore. E capire anche qualcosa di nuovo su di sé e sulla persona che si vuole diventare, tra riscoperta delle proprie radici e desiderio (e nuovi strumenti) per costruire quello che sarà. Certo, non tutti i ragazzi possono contare su un’esperienza come quella toccata a Elena ma con un po’ di coraggio e di apertura verso il mondo, ciascuno può vedere le proprie rose rosse.

 


 

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