Sex and violence

Sex and violence
L’epopea dei cineasti statunitensi in lotta perenne con la censura, dal Codice Hays del 1930 ai filmini con Betty Page, dal Rapporto Kinsey a Russ Meyer, da Herschell Gordon Lewis (il padre del gore) ai nudies, da Gola profonda all’hard patinato anni ’80; la storia del cinema estremo britannico, tedesco, francese e spagnolo (da Jean Rollin a Jesus Franco, con tutto quello che c’è in mezzo); il pensiero di sperimentatori, intellettuali e teorizzatori della provocazione (da Jodorowsky a Muhel, da Zulawski a Morrissey, da Ken Russell a John Waters); i grandi filoni del cinema di frontiera degli anni ’70, dal rape & revenge al women in prison, dal thriller ‘nudo’ italiano al nazi-porno; esempi di cinema estremo esotico, da José Mojica Marins al giullare-dark Boca-do-Lixo; la violenza e l’orrore visionario del cinema dell’Estremo (appunto!) Oriente; la serie Faces of Death e affini, dal documentaristico-pacchiano dei mondo movie agli snuff; lo splatter amatoriale e i performer che usano il loro corpo come materia cinematografica...
Sono solo alcuni degli ingredienti presenti in Sex and violence, volume monstre di quasi 700 pagine che ripercorre la storia del Cinema soffermandosi soprattutto sul rapporto tra moralità comune e provocazione, sui film e sugli autori che – volenti o nolenti – hanno contribuito a infrangere regole e consuetudini catalizzando mutamenti culturali e sociali oppure hanno ‘semplicemente’ e coscientemente sfruttato e raccontato l’indicibile, il non rappresentabile, il disturbante. Territorio assai vasto da esplorare, come si vede, in un viaggio durante il quale perdere la rotta è più di un’eventualità, quasi una certezza. La visione d’insieme viene sacrificata alla ricchezza delle suggestioni, la coerenza interna va perduta rincorrendo i mille rivoli attraverso i quali il sesso, la violenza e l’estremo sono stati rappresentati sul grande (e piccolo) schermo, e non mancano bruschi stop, ripartenze e ripetizioni. Ma è un peccato veniale, in fondo: perché se ci si lascia travolgere dallo tsunami di trame, nomi, titoli, estasi e orrori il viaggio di cui sopra diventa un tour multicolore pieno di spunti, dati, notizie (il mio e-mule è rovente da quando ho letto il saggio). I preparatissimi Curti e La Selva, tra le firme di punta della rivista-cult Nocturno Cinema, tornano a occuparsi di cinema estremo (ammesso che esista un unico cinema definibile in questo modo, o anche che una tale definizione abbia senso) in una vera e propria versione 2.0 del loro importante saggio del 2003. Non si tratta di una semplice edizione riveduta e corretta, ma di un volume notevolmente ampliato, che si occupa di argomenti precedentemente non trattati o solo sfiorati (il cinema orientale, l’exploitation greca e brasiliana, la necrofilia al cinema, gli snuff movie), approfondisce maggiormente i profili di importanti registi (Alberto Cavallone, Tinto Brass, Lemoine tra gli altri) e aggiunge una marea di titoli alla già impressionante filmografia in appendice.

 

 

 

 
 
 
 
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