Sexual personae

Sexual personae
Apollineo e Dionisiaco, due dimensioni fortemente contrapposte nella culla della cultura occidentale. Apollo è il dio dell’ordine sociale, è la razionalità, la legge e traccia i confini della civiltà. In termini psicologici è apollinea l’oggettivazione, lo sguardo che “pietrifica l’oggetto”. Dioniso è invece fluidità, liberazione, disordine, la natura creatrice e distruttrice, la Grande Madre. In termini psicologici è l’immedesimazione, l’empatia, l’estasi. La cultura occidentale, nella sua continua ricerca della forma e del canone, segna la vittoria dell’apollineo, dell’equilibrio e del controllo. Le due divinità sono entrambe incarnate nell’arte attraverso personae sessuali, ovvero l’ermafrodita e la femme fatale, il bel ragazzo e la donna vampiro. E sono infinite le rappresentazioni del contrasto anche nella letteratura e nella filosofia: Shakespeare mette in scena Dioniso attraverso metafore oniriche, Rousseau ricerca un ritorno alla Grande Madre Terra, alla natura, De Sade porta alle estreme conseguenze il sogno rousseauiano e lo trasforma in un incubo, liberando l’aggressività e la ferocia insite nella natura umana. Dall’antico Egitto fino al Novecento, dunque, si leggono nella cultura i segni di un conflitto che riguarda l’intima essenza umana...
Novecento pagine di arte, letteratura, sesso e filosofia, che vanno dal busto della inquietante Nefertiti alle metafore sadomasochistiche delle sincopate poesie della Dickinson. Camille Paglia, saggista, antropologa e sociologa statunitense, docente presso l'Università delle arti di Philadelphia, in Pennsylvania, osa abbastanza per mandare in bestia le sessuofobe femministe americane, che della parità dei sessi fanno un presupposto ontologico ma anche  i benpensanti. Il volume è in tutto e per tutto un atto di accusa - tra i più gravi e intelligentemente articolati e circostanziati - alla cultura americana dei nostri giorni, alla strategia del politically correct, cioè all'utopia di una cultura della ricomposizione delle diversità, che tende a sottovalutare il ruolo del sesso e della violenza nei rapporti sociali e culturali e nel processo di creazione artistica. Marcata anche la polemica nei confronti del sistema accademico americano che divinizzando prima Lacan e poi Derrida e Foucault, si perde in una filosofia arida. Un’opera ambiziosa, che mette a dura prova le nostre certezze, sgretolandole una ad una per lasciarci a tratti con un palmo di naso, a pensare al nostro modo di intendere la cultura e le nostre stesse vite per la prima volta in una prospettiva completamente opposta.

 

 

 
 
 
 
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