Sez ner

Sez ner
Tra le montagne svizzere ai piedi del Sez Ner, che in romancio vuol dire “sede del diavolo”, il casaro e il suo parapendio sono rimasti impigliati tra i rami dei pini, e le imprecazioni e le urla di quell'uomo che pende si sentono fin dentro la baita. L'aiutocasaro, cinque dita in una mano e tre nell'altra, non ha fretta di andare ad aiutare il suo superiore, sa che prima o poi scenderà. Intanto, pensa, potrebbe approfittare per ammirare il panorama: da quell'altezza si riesce a scorgere anche il Péz Tumpiv con i suoi 3101 metri di altezza e si dice che se il Tumpiv ha il cappello, farà bello. La notte c'è sempre lo stesso  rumore nella baita a Sez Ner, come di grosse pietre che cadono per terra e non si riesce mai a dormire. Sono i formaggi che si gonfiano e fan cadere all'improvviso i massi appoggiati sopra come pesi ed è colpa loro se al mattino il casaro è ancora steso sulla panca che dorme con una bottiglia di grappa mezza vuota tra le mani. Intanto, nel suo letto, il posto libero lo ha già occupato una capra, che ora dorme beatamente. Ogni tanto capita di passaggio un turista o due per scattare fotografie al casaro, all'aiutocasaro, al bovaio e al porcaio sdraiati sull'erba e per inondare la baita di flash, ma sono strade troppo strette per i macchinoni dei turisti e non c'è spazio per l'inversione. Non resta che innestare la retromarcia e tornare indietro: saranno ancora tutti lì, il casaro, l'aiutocasaro, il bovaio e il porcaio a far ciao ciao con la manina. Sempre sdraiati sull'erba. Nella baita ci sono anche due cani, uno giovane e uno vecchio, e quello giovane ha ancora tanto da imparare, ma c'è tanto tempo sulle alpi, sono le maniere dolci che scarseggiano. Una volta un maiale è morto perché ha mangiato fino a farsi scoppiare le budella, così ha spiegato il veterinario. Se continua così, pensa il porcaio che controlla con un calcio se quella bestia sia davvero morta, si fa presto a finire di lavorare... 
Sez Ner nasce in due lingue, tedesco e romancio, e approda a noi nella traduzione italiana di Roberta Gado Wiener, traduzione attuata in stretta collaborazione con l'autore, come chiarisce l'intervista in appendice. Brevi paragrafi, che condividono quasi sempre la stessa forma sintattica e la totale assenza di dialoghi, si susseguono l'un l'altro per presentarci il mondo alpestre del Piz Sezner, nella sezione svizzera delle alpi Lepontine. Luogo senza tempo, statico e immutato da secoli, potrebbe esser uscito da un mito tramandato oralmente carico della durezza di certe  tradizioni ancestrali, se non fosse per lo stile innovativo in cui viene raccontato. I quattro personaggi protagonisti prendono forma non attraverso la trama del romanzo, ma attraverso una scrittura giocosa, originale e intrisa d'un umorismo spesso cinico che lascia largo spazio ad allusioni e a sottointesi. Non sempre di facile decifrazione. Se incerto è il senso di alcuni passi, ma meglio sarebbe dire ambivalente, aggettivo che ben si accosta al bilinguismo di Camenisch, certo è che Sez Ner è un gioco, una specie di rebus al rovescio, che costruisce i suoi personaggi partendo da stile e parole per arrivare ad immagini definite. Paragrafo dopo paragrafo. Alla fine del romanzo il rebus non è risolto, restano ancora troppe domande aperte e molti punti di domanda sparsi qua e là tra le pagine. Lo sa bene anche Camenisch: Sez Ner è la prima parte di una trilogia ancora inedita in Italia. Attendiamo di risolvere il rebus.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER