Sezione suicidi

Sezione suicidi
“Sa cosa pensa il mio pappagallo? Non l’ha mai detto, ma ne sono sicuro: pensa che l’uomo sia l’unica specie al mondo che si potrebbe sopprimere senza alcuna conseguenza. Se si sopprimessero i lombrichi, la vita scomparirebbe dalla faccia della terra. Ma senza l’uomo andrebbe tutto molto meglio. Lei cosa ne dice?”. Così l’ispettore parigino Guérin interpella un aspirante suicida che minaccia di gettarsi dal ponte Alexandre III, tra les Invalides e i due Palais. L’ispettore Guérin è assai bizzarro: figlio di una prostituta, vive con un loquace pappagallo che talvolta gli becchetta il cranio calvo fino a farlo sanguinare. Il suo aspetto e il suo inedito dialogare distraggono per un poco l’altro dal tragico proposito di farla finita lanciandosi nelle limacciose acque della Senna, anzi, lo inducono alla protesta: “Ma chi è lei, perdio? Chi è? Non dovrebbe tirarmi su il morale, dirmi cose stupide che mi fanno bene?”. Guérin, poliziotto scrupoloso e poco incline a concessioni, non è proprio il tipo adatto a risollevare il morale di qualcuno, però è dotato di insospettate capacità deduttive. Dirige la Sezione Suicidi della Polizia parigina ed è un esperto nel campo. Così, quando nella capitale francese cominciano a succedersi suicidi spettacolari ed inediti, i cui protagonisti si consegnano alla morte nudi, torturati, dissanguati o mutilati fino allo spasimo, Guérin si inquieta, indaga, si pone domande, cerca nessi, collegamenti, relazioni tra persone, luoghi, storie apparentemente molto lontane tra loro. Una di queste storie è quella di Alan, giovane americano reduce dalla guerra d’Iraq, tossicomane, omosessuale e fachiro, che si toglie la vita durante uno degli spettacoli notturni che tiene in un torbido ed oscuro locale. Suicidio a proposito del quale si interroga non solo la polizia, ma anche un amico di vecchia data di Alan, John, un franco americano che abbandona la tenda in cui vive lontano dal mondo, nel bel mezzo di un bosco della Francia Centrale, solo per identificare il cadavere dell’amico… Antonin Varenne da alcuni anni si dedica interamente alla scrittura e in Francia è considerato l’erede di Simenon e della Vargas: questo suo libro, il cui titolo francese è Fakirs, ha ottenuto un grande successo sia di pubblico che di critica ed ha ricevuto importanti premi (Prix Michel Lebrun; Grand Prix du jury Sang d’Encre; Prix du Meilleur Polar des Lecteurs de Points; Grand Prix des lectrices d’Elle). Varenne ha una biografia avventurosa e per nulla accademica. Nato a Parigi, è vissuto con i genitori qua e là per la Francia, poi su un veliero. Rimesso piede sulla terraferma solo a vent’anni ha seguito gli studi di filosofia a Nanterre, dove si è laureato con una tesi su Machiavelli e l’illusione politica. Ha lavorato successivamente in Islanda, in Messico e negli Stati Uniti, ai piedi dei monti Appalachi. Ora vive con una moglie americana, un figlio bilingue e un cane messicano nel dipartimento della Creuse, proprio nel cuore della Francia. Sezione suicidi è il primo suo romanzo tradotto nella nostra lingua. Qualche refuso e qualche approssimazione nell’edizione non impediscono di appassionarsi né alla trama avvincente del libro, né allo stile, che unisce la tensione propria dell’azione al tempo necessario per la descrizione e per la meditazione. L’ispettore Guérin, inoltre, è personaggio che possiamo considerare collega a pieno titolo di mitici ed inscalfibili investigatori da romanzo come Maigret o Montalbano, Sarti Antonio o Adamsberg.

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