Sfrattati

Sfrattati

Milwaukee, Wisconsin, tra il 2008 e il 2009. Arleen e i suoi due figli passano da uno sfratto all’altro. I metodi in cui uno sfratto avviene sono in linea di massima due: o accettare che le proprie cose vengano poste in un tir, e sborsare poi 350 $ per riaverle, o vedersele ammassate sul marciapiede, gratis. Arleen, sfrattata perché morosa, quindi impossibilitata a recuperare velocemente 350 $ sceglie la seconda alternativa. Per qualche tempo viene ospitata in un rifugio per senza tetto, fino a quando trova un piccolo appartamento in un condominio, ma questa sistemazione non è per niente adatta ad una madre con due figli piccoli, perché il caseggiato è un centro di spaccio. Trova fortunatamente un’abitazione nel piano sotto di un duplex scalcinato per 550 $ al mese più le spese, che è “un affitto medio per il 2008, in uno dei peggiori quartieri nella quarta città più povera degli Stati Uniti”. E pensare che, giovane diciannovenne viveva in un appartamentino a canone controllato per il quale pagava poco più di 130 $. Fu convinta da un’amica a trasferirsi da lei e da qui è cominciata la caduta vertiginosa verso la miseria, un gradino e più sotto una “povertà dignitosa”. Per altri sfrattati seriali un’altra soluzione sono i campi caravan, come quello di Tobin Charney. A Tobin l’amministrazione comunale ha dato in gestione un campo con 131 caravan, che rischia ora di perdere per una serie di problemi dovuti sia alla qualità di alcuni inquilini (drogati, prostitute, violenti) sia a problemi di natura strutturale (fognature da riparare): il Comitato per la concessione delle licenze si riunirà per deciderne la sorte. Tobin riesce a mantenere i suoi caravan ma questa volta, a differenza di molte altre, dovrà essere meno tollerante con i suoi inquilini e sfrattarne il più possibile…

Con questo saggio/reportage Matthew Desmond, docente di sociologia prima a Harvard ora a Princeton, si è aggiudicato il Premio Pulitzer 2017, confermando anche il suo interesse di studioso indagatore della povertà, della vita nelle metropoli, del dramma abitativo in America. Con un occhio rivolto all’indagine sociologica e l’altro agli aspetti etnografici, ci riporta storie di ordinaria quotidianità della città di Milwaukee, in particolare della precarietà abitativa e della collegata attività di sfratto, storie di cui è stato testimone oculare, storie tratte da documenti ufficiali, cambiando esclusivamente i nomi dei protagonisti per ovvi motivi di privacy. La città della birra, che ha anche fatto da sfondo alla serie tv cult “Happy days”, è presa come simbolo di un male che affligge una certa tipologia di città americane: “tutte le città creano il proprio ecosistema, ma in alcune città questo è molto più pronunciato. Milwaukee è un’area metropolitana di medie dimensioni abbastanza tipica con un profilo sociologico e un mercato immobiliare abbastanza tipici e garanzie per gli affittuari abbastanza tipiche. È molto più adatta a rappresentare chi vive a Indianapolis, Minneapolis, Baltimora, St. Louis, Cincinnati, Gary, Raleigh, Utica e altre città escluse dal dibattito americano poiché non costituiscono i maggiori successi dell’America (San Francisco, New York) o i suoi peggiori fallimenti (Detroit, Newark)”. Ma come mai negli Stati Uniti esiste questa grande emergenza alloggi/sfratti? Perché mentre gli stipendi sono rimasti tali e quali i costi degli affitti sono saliti alle stelle e di conseguenza la casa, bene di prima necessità, è diventato un privilegio a cui sono destinate le classi più ricche, una situazione critica che produce conflitti sociali, psicologici ed economici. Desmond traduce questo fenomeno in un linguaggio narrativo, inserendo dati, percentuali e informazioni in un testo che scivola via, a volte in realtà troppo lentamente per un eccesso di dettagli descrittivi che paiono francamente inutili, ma che nulla ha della sterilità di molta saggistica; si sbarazza della prima persona, di quell’ “IO” che caratterizza gran parte degli scritti etnografici per testimoniare che le cose descritte “sono state viste” dall’autore, “che lui era lì e quindi sono per forza vere”. Egli si pone di fronte e racconta, niente di più e niente di meno.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER