Shakespeare non l'ha mai fatto

Siamo nella primavera del 1978, Charles e la sua compagna Linda Lee atterrano all'aeroporto di Parigi per svolgere un breve tour promozionale concentrato prevalentemente in Francia e Germania. Immaginatevi la reazione di un cinquantenne cinico, alcolizzato e annoiato dal mondo di fronte ai microfoni di giornalisti europei che lo osannano come nuovo dio ribelle della letteratura americana. Tutto si risolve in bevute, risse verbali e non durante le dirette televisive; bevute, litigi con il pubblico durante i reading; bevute, risposte svogliate e ironiche a schiere di giornalisti; bevute, levattacce all'alba per spostarsi e incontrare editori e traduttori europei; bevute, breve escursione nella città natale di Andernach e infine ultime bevute prima del ritorno a Hollywood, dove i totalizzatori dell'ippodromo non aspettano altro che ritrovare il loro affezionato scommettitore...
E' un Charles riflessivo e descrittivo quello che ci rivela Shakespeare non l'ha mai fatto, che raccoglie in un testo dalla componente prevalentemente diaristica appunti di viaggio, pensieri e sensazioni. Da lettori ci ritroviamo catapultati all'interno della vita dell'autore, partecipando direttamente a tutto ciò che riguarda l'essere scrittore, folli derivazioni dell'ambiente culturale comprese. L'opera dà modo anche di indagare il pensiero che Charles rivolge verso se stesso: scoprire i motivi che l'hanno portato a scrivere, le tematiche presenti nei suoi romanzi, il rapporto con le donne e l'alcol, e il giudizio che ha per le sue righe: "Dopo che ho scritto qualcosa cerco di dimenticarla. Dopo non ha importanza; neanche se dicono che è buona". Il libro ha quindi la funzione di una guida che, aforisma dopo aforisma, svela l'intimità di Buk ai suoi appassionati lettori. Shakespeare non l'ha mai fatto, forse perchè non ha mai avuto il "fegato" del vecchio Buk, verrebbe da aggiungere.

 

 

 

 
 
 
 
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