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Madrid, giorni nostri. Valeria Falcón è al momento cruciale della sua carriera: le è stata affidata la parte di Margo Channing nell’adattamento teatrale di Eva contro Eva, che si preannuncia di grande successo in tutta la Spagna. Uno spettacolo che rappresenta qualcosa di più di una finzione: lei stessa è stata la Eva Harrington di una celebre diva, Ana Urrutia, che a suo tempo era soprannominata “Ana Lurida” per il suo carattere sopra le righe e la sessualità famelica. Ana, che proprio in questi giorni ha dovuto lasciare il suo appartamento, ormai ridotto a un ammasso di ricordi e spazzatura, ed è costretta in un ospizio: è Valeria a provvedere con fatica ai suoi bisogni, chiedendo aiuti economici a chiunque le capiti a tiro. Valeria è invecchiata, ora è lei Margo, e la nuova Eva ‒ in teatro come nella vita ‒ è Natalia de Miguel, sua coinquilina e giovane studentessa di recitazione, che snobba le prove dello spettacolo perché ha superato i provini di un famoso reality show. Il teatro non porta fama e denaro come una volta, gli attori e i tecnici provano gratis, saranno pagati dopo la tournée con una commissione imprecisata, in proporzione agli incassi. Ormai nello showbiz funziona così. Chi vive e ama questo mondo deve fare una scelta: consacrarsi all’arte, con il rischio che povertà e fama siano un miraggio, oppure gettarsi a capofitto nella prima occasione di visibilità e aggrapparcisi dentro costi quel che costi?

Qual è l’immaginario narrativo della Spagna? Come abbiamo imparato a conoscerla attraverso libri, film e canzoni? Quali sono i suoi colori? Il nero di Buñuel e Almodovar, il rosso della corrida e della sangria. In questo romanzo si mescolano, lacrime e lustrini in un colpo solo. Non a caso il titolo originale è Farandula, crasi delle parole faralaes ‒ i vestiti colorati, plissettati e gioiosi tipici del flamenco ‒ e tarantula, il ragno che è anche metafora della nevrosi, del risentimento, della vendetta. I personaggi sono tutti drammaticamente soli, sopra le righe, ed ecco approdare l’immaginario narrativo dello showbiz. Noi sediamo in platea, li ammiriamo, li invidiamo, ma la verità è che stanno peggio di noi, a dispetto del mondo fatato che ci mostrano sul palcoscenico Eva contro Eva parlava di questo: Almodovar lo sapeva bene, da come lo ha celebrato nel suo Tutto su mia madre. Anche lì c’erano attrici sole, fameliche, con le loro giovani pupille e il piede pronto allo sgambetto. Forse per questo, per via di un immaginario narrativo che è già così impresso nella memoria, che questo romanzo aggiunge poco a ciò che abbiamo già letto, visto e sentito. È tuttavia un esercizio di scrittura piacevole, con immagini sensoriali vivissime, a partire dall’incipit, un tacco incastrato che genera un caleidoscopio di visioni. Le prime pagine meritano di essere lette, questo è sicuro.



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