Si spengono le luci

Si spengono le luci
Autore: 
Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Russell e Corrine stanno insieme dai tempi del college. Si sono trasferiti a New York (ormai dieci anni fa) per iniziare la scalata a quella città che negli anni Ottanta hanno visto trasformarsi nella capitale del mondo occidentale e che all’inizio del nuovo decennio è ormai una bolla fatata in cui il denaro è sempre più un concetto virtuale e la materia di cui sono fatti i sogni è sempre più impalpabile. Russell è saldamente insediato nel suo piccolo regno editoriale e se dall’esterno sembra aver realizzato il suo sogno di studente ‒ pubblicare libri ‒ in realtà combatte quotidianamente con piccole e grandi frustrazioni: il suo mondo è popolato di colleghi vanesi e ignavi oltre che incapaci di riconoscere un talento a un palmo dal loro naso, come Lee Washington (uno dei soli due editor neri della città!), scrittori geniali come Viktor Propp, idolo della sua gioventù che ha prodotto il Grande Capolavoro americano venti anni prima e rinvia da allora l’uscita del secondo, nuove stelle come Jeff, suo migliore amico dall’Università che è di recente esploso nel firmamento letterario della città, un talento à la Hemingway con una vita da rockstar, che affascina i media prima ancora che i lettori e bordeggia pericolosamente l’autodistruzione. Corrine fa la broker a Wall Street ma il suo ruolo è ancora agli ultimi pioli della scala societaria, in una società di second’ordine. Il diapason della sua felicità ha una vibrazione sempre più bassa: accaparrarsi alcune lettere dell’elenco alfabetico di tutti i dentisti dello Stato è un successo da celebrare, salvo poi doverli chiamare uno per uno facendo balenare davanti ai loro occhi denaro facile e successi stellari. È poco più di una piazzista porta a porta e può solo guardare con invidia ai grandi squali della finanza, quelli come Bernard Melman, che muovono i grandi capitali, decidono i destini del pianeta e possono, talvolta, degnarsi di scendere a giocare nei campetti da principianti e decidere per qualche motivo noto solo a loro di finanziare il sogno di un oscuro editor di comprarsi nientemeno che la casa editrice per cui lavora…

Rileggere Si spengono le luci a venticinque anni dalla sua uscita è come tornare in un luogo incantato del proprio passato e riaprire la capsula del tempo che lì si era sepolta. Ogni riga, ogni parola della stupenda traduzione di Stefania Bertola sono una piccola, tossica madeleine che ci riporta a come eravamo la prima volta che la prosa di McInerney ha impattato con le nostre vite: incontaminati, spregiudicati, impavidi sognatori felici di farci scandalizzare dallo stile crudo e dai concetti ancora più nudi e cinici che grondavano dalle storie di quegli autori che Fernanda Pivano allora definì “post minimalisti”. Allo stesso tempo non possiamo evitare di chiederci quanto simili siamo diventati agli amici di Russell Calloway e Corrine Makepiece, che a un certo punto hanno “rinunciato a tentare di salvare il mondo per tentare di possederlo”. Lo stile asciutto, la capacità di dissezione chirurgica delle ipocrisie, la messa a nudo dei conflitti, la totale e inedita per l’epoca, capacità di volare una spanna sopra gli stereotipi razziali, la totale assenza di tabù sono solo alcuni degli speciali talenti di McInerney che conservano in Si spengono le luci, la stessa dirompente freschezza che avevano in Le mille luci di New York .



 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER