Siamo italiani

Siamo italiani
Una raccolta di preziosi interventi sulla questione morale espressi da diversi italiani lungo i secoli e i decenni: dal secentesco Torquato Accetto al poeta Giacomo Leopardi, da scrittori vicini alla politica come Curzio Malaparte e Leonardo Sciascia, a veri e propri personaggi politici come Enrico Berlinguer e Bettino Craxi. Ci sono anche le opinioni dei maggiori giornalisti italiani, e non solo e soltanto Indro Montanelli ma anche Giuseppe Prezzolini, e Gianni Brera che intervenne sul “Guerino” a proposito del qualunquismo perché “Nulla si svolge nella vita d’un popolo che non sia squisitamente politico: anche il predellino d’un tram rientra nella politica sociale attiva: ottenere che sia costruito a regola d’arte, così da essere utile e non pericoloso agli utenti, significa far politica: e similmente concedere o negare quel predellino è agire sul piano politico.” Ma ognuno di questi discorsi – pubblicati su riviste, quotidiani, altre raccolte di scritti - è interessante soprattutto per il contesto in cui è stato fatto, ed è spunto per riflessioni attualissime sulla nostra Costituzione (“quel polpettone incoerente”, come la definisce lo storico Gaetano Salvemini), sulla tecnologia di cui parla Ruggero Romano negli anni Ottanta, sulla scuola. Aveva forse ragione Luigi Einaudi a contestare la decisione dell’Assemblea Costituente di istituire i titoli di studio, considerando la pessima qualità della scuola oggi, e le città tappezzate di manifesti e locandine di altre scuole e altri istituti per ottenere diplomi e lauree?
“Noi italiani siamo il prodotto di una storia, che è fatta di molte cose: di retorica, di autoimmagine, di autocritica, dei tentativi concreti di individuare dei territori culturali e mentali capaci di imprimere un nuovo stile di vita. (...) Siamo italiani non è una realtà senza tempo, è un modo di raccontarsi e, raccontandosi, diviene un modo di descriversi e di ricostruire la propria personalità storica”... La retorica di cui parla David Bidussa, il curatore di questa antologia, nella sua lunga introduzione intitolata “Contro l’Italianologia”, è quella dell’italiano affrancato da ogni impegno morale e civile grazie all’etichetta meschina con cui spesso, soprattutto da parte dei potenti, si è tentato malamente di descrivere la sua identità. Di qui, l’antipolitica da cui siamo afflitti e di cui tanto si scrive, ma anche diverse e possibili “vie di uscita”, che altro non sono se non dei cambiamenti effettivi nei comportamenti di ciascuno, governanti e sudditi, visto che altro non siamo. Un libro da studiare attentamente per ricordare quali canoni e problemi gravano da sempre sulla presunta essenza degli italiani, mettendo da parte il pessimismo.

Leggi l'intervista a David Bidussa

 

 

 

 
 
 
 
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