Siberia

Siberia

La penisola Jamal occupa parte della Siberia settentrionale e si estende per circa 600 chilometri dalle coste della Russia verso il Mar Glaciale Artico. Il clima è di tipo polare. A Jamal vivono i Nency, nomadi della tundra, con le loro renne. L’autrice del libro, studiosa dei popoli aborigeni, arriva nel loro territorio nella primavera del 2005. Dopo un lungo viaggio parte in treno, parte su una slitta. Alcune tende si stagliano nel bianco assoluto: bianco della neve, del fumo sottile dei focolari accesi, del cielo chiaro senza orizzonte. Poche renne pascolano attorno. La famiglia ospite la attende: “è una famiglia numerosa, composta da nonni, figli con le mogli, nipoti, cognato. Si comunica in russo, che tutti hanno imparato a scuola, anche se i Nency usano tra loro e preservano con orgoglio la loro lingua nazionale. Entrare in rapporto amichevole con loro, specialmente con le donne, non è difficile”. La piccola Chadne, il cui nome significa “nata nella tempesta” accompagna Luciana in una passeggiata fino a un piccolo larice solitario. Si tratta di un albero particolare che incuriosisce la studiosa. Sulla biforcazione dei suoi rami un intero palco di corna di renna pare avere messo radici nel legno ed essersi fuso con esso. Il larice è un albero sacro e il palco di corna era appartenuto a una coraggiosa renna che, intromessasi tra un pastore e un ghiottone, grosso mustelide affamato, con il suo sacrificio aveva permesso che il pastore fosse salvo. Le corna della renna furono conservate sul larice come ex voto e ringraziamento agli dei. I Nency sono animisti e i loro dei abitano Cielo, Acqua e Mondo di Sotto, i grandi elementi della natura. La vita quotidiana viene scandita dal lavoro delle donne che confezionano abiti e calzature, cuciono le pelli, governano il fuoco e la cucina, smontano le tende e caricano la slitta. Questo popolo, come altri residenti in quelle terre estreme, pratica la transumanza alla ricerca di nuovi pascoli e Luciana parte con loro e le loro renne. La carovana è lunghissima, le slitte di larice scivolano agili sulla tundra gelata, orientarsi sembra difficile, difficilissimo. Ma tra i nativi c’è chi possiede tutti gli strumenti per farlo…

Luciana Vagge Saccorotti ci presenta in questo libro popolazioni che vivono nei vasti spazi siberiani, i cui costumi di vita sono tanto affascinanti quanto poco noti nel nostro Paese. Racconta le antiche leggende e i miti fondatori di questi popoli, entra nelle loro tende, li accompagna nei loro spostamenti, osserva incantata e ammirata le loro abilità artigianali. Ma non nasconde quanto queste tradizioni siano in pericolo, per i mutamenti climatici, ma soprattutto per lo sfruttamento delle immense risorse di quel territorio apparentemente incontaminato. Jamal è infatti un importante complesso energetico, fondamentale per la Russia perché vi si trovano quasi il 90% del gas e il 12% del petrolio nazionali. Le compagnie di estrazione versano agli aborigeni notevoli somme a titolo di risarcimento o di aiuto, ma la situazione ecologica non è affatto rosea e poco riguardo viene riservato alla preservazione dell’ambiente. Roman Rugin, scrittore nativo, ha osservato che molti piccoli fiumi e laghi sono ormai senza vita a causa dei rifiuti depositati sul loro fondo in seguito allo sfruttamento delle miniere di idrocarburi e che, in conseguenza di questo, molte famiglie sono state costrette ad abbandonare la loro terra. Le osservazioni sull’ecologia ambientale sono importanti nell’economia di questo volume complesso e composito, dato che riunisce saggi diversi leggibili singolarmente, tuttavia la sua parte maggiore è dedicata a arte, folklore, religione, leggende, visione del mondo, riti e miti delle popolazioni artiche e sub artiche. Vi si trovano, tra l’altro, capitoli dedicati agli Inuit e un interessante studio sugli sciamani di Tuva, piccolissima repubblica ritornata alla denominazione tradizionale dopo la caduta dell’Unione Sovietica. “In ogni situazione esiste sempre una via d’uscita” ammonisce Kara-ool, considerato uno dei più potenti sciamani del Paese, commentando le difficoltà della vita. E come dargli torto?



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