Sight

Sight
Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Lei ha da poco compiuto ventuno anni quando sua madre si ammala e muore: un’età in cui non si è ancora abbastanza adulti per accompagnare un genitore verso la fine, facendosi genitore a propria volta di un essere improvvisamente indifeso e dipendente; e non si è ancora abbastanza strutturati per gestire l’attesa della fine senza crollare per la disperazione mentre la vita residua si consuma, al cospetto della nostra esistenza piegata e ferma al servizio del dramma. Lei deve farlo, è figlia unica, del padre pare si siano perse le tracce. Non ha un nome, è solo una voce, che si attorciglia sui propri pensieri, analitica, cerebrale, minuziosa, nell’ossessione di descrivere piccoli gesti, concatenazioni ininterrotte di riflessioni, che restituiscono lo spossamento dell’attesa, poi il vuoto della fine. A tenerle compagnia, i ricordi d’infanzia: le vacanze trascorse insieme alla madre a casa della nonna psicoanalista, nota a tutti come la dottoressa K., i rari momenti di leggerezza, in cui rivede scintille di felicità brillare nei suoi occhi inquieti di bambina. Eppure c’è stato l’abbandono del padre, la tristezza della madre, il filo teso dei non detti a marcare la distanza tra loro, che la nonna ha tentato di colmare con delle sedute di psicoanalisi invece dei soliti abbracci di conforto. Il passato si mescola di continuo al presente, e ancora al passato di altre vite, che lei incrocia per caso nei libri presi in biblioteca, perpetuando il rito della lettura anche controvoglia, per istinto di sopravvivenza, per trovare un’occupazione che la traghetti da un giorno vuoto ad un altro, fino a quando il lutto non si sarà rimarginato e la sua esistenza alla deriva potrà finalmente incamminarsi verso una meta…

Sight, romanzo d’esordio di Jessie Greengrass, giovane filosofa londinese e scrittrice anche di racconti, ha trovato una buona accoglienza di critica, ricevendo l’apprezzamento di testate come il “Guardian”. È un romanzo senz’altro di pregevole scrittura, con qualche piccola caduta in un eccesso di aggettivazione ricercata, meramente virtuosistica, senza tuttavia che questo ne intacchi la scorrevolezza. La voce narrante coincide con quella della protagonista, che si racconta in un monologo fiume, irto di riflessioni e digressioni, grazie alle quali ne penetriamo lo stato d’afflizione, fino a lambirne i territori più fragili, erosi dal lutto. Manca di contro una trama avvincente, essendo gli sviluppi del tutto consequenziali alle premesse. La protagonista ripercorre a ritroso le tappe della crescita, che si compie con la morte della madre, necessaria a questo processo di emancipazione verso l’assunzione di responsabilità adulte, come la genitorialità. Credo sia quest’ultima la parte più interessante del libro e avrebbe dovuto essere potenziata; la relazione con la madre, per esempio, non è narrata nelle sue dinamiche più salienti, e inoltre sappiamo poco di questa donna, ne ignoriamo per esempio: lavoro, grado d’istruzione, interessi, perfino il nome, e non riusciamo a ricostruirne la personalità, che resta forse volutamente sfocata, centrata sulla dimensione sbiadita della fase terminale. Meglio caratterizzata la nonna, la dottoressa K., che diventa invece una figura familiare. Noiose le ampie digressioni: su Freud, la sua vita, la relazione con la figlia Anna; sulla vita di Röntgen, scopritore dei raggi x; e su quella dell’anatomista del ‘700 William Hunter, che pare abbia partecipato al primo cesareo della storia della chirurgia. Queste connessioni con le vite di grandi personalità dei secoli passati - il romanzo è ambientato nella Londra contemporanea - partono come interessanti agganci del pensiero per analogie di vita, coincidenze, associazioni di idee, ma si perdono nella pedanteria didascalica delle loro vicissitudini biografiche, mentre il lettore avrebbe voluto conoscere qualcosa in più della protagonista e di sua madre, ad iniziare dai loro nomi. A romanzo concluso la voce di lei non ci manca, forse perché non è riuscita a raccontarsi e a commuoverci fino in fondo, ed è un peccato considerate le potenzialità introspettive, narrative e lo spessore dei temi trattati. Una catarsi mancata per il lettore, insomma. Ma è solo la mia opinione.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER