Signora dei filtri

Signora dei filtri

La bambina se ne sta accucciata in un angolo, le urla di sua madre fanno da colonna sonora alla danza macabra delle ombre sulla parete, alla luce delle torce. La bambina sa bene che sua madre non la vuole intorno, soprattutto ora che il suo corpo è squarciato dal dolore e ogni sua fibra è concentrata nello sforzo di partorire il figlio del Sole, ma ha bisogno di stare lì e spera che la nutrice Uria, presa com’è dal parto non la cacci via. Le urla, il sangue, tutto sembra placarsi all’arrivo di Morgar, una donna intuibilmente straordinaria la cui aura di potere si proietta intorno fin quasi ad accecare la bambina. Absirto, l’erede del Re, vede finalmente la luce e col suo primo vagito oscura per sempre le vite di Medea e della dolce e remissiva Calciope. Medea, però, ha una certezza a rendere più dolce l’amarezza del rinnegamento: sa che lo vedrà morto. Nell’attesa, non le resta che soccombere alla sua fascinazione per la Conoscenza e per il culto misterioso della Signora. Diventa l’ombra di Morgar, ne scopre i segreti, i ricordi di una vita precedente come Cerinea, quando era una donna felice e innamorata, assiste devastata alla sua morte per ordine di un sovrano folle e crudele. Il trascorrere degli anni allontana sempre più Medea da una madre ossessionata dal mantenere le attenzioni di uno sposo, il re Eeta, sempre più preda dell’ossessione per l’oro. Per suo ordine uomini, donne, bambini devono dedicarsi senza risparmio di energie all’accumulo del materiale e i confini della Colchide vengono sigillati imprigionando spiriti che anelano alla conoscenza come quello di Medea per fare in modo che nessuno possa entrare a sottrarlo o uscire portandolo via. Morgar le ha lasciato le sue conoscenze, i suoi filtri, il culto segreto per la Signora, ma, soprattutto, le ha lasciato un sogno premonitore. La notte prima di morire, ha sognato una barca alata e Medea sa, che, presto qualcuno arriverà. Giasone ha avuto un’infanzia molto diversa da quella della donna che aspetta di là dal mare di incrociare la sua strada e deviarne il corso verso la più cupa delle tragedie. Ha una madre che lo ha amato abbastanza da affidarlo neonato al deforme Chirone per metterlo in salvo. Egli ha avuto così un padre putativo e un mentore affettuosissimo, che lo ama in maniera così disinteressata che quando non ha più avuto nulla da insegnargli lo ha affidato al Maestro Saturno e che non ha esitato ad accompagnarlo al cospetto del tiranno che ha usurpato il suo diritto al trono della Tessaglia e che lo lusinga con l’idea di un’impresa temeraria, regalandogli un vascello in grado di compiere l’impresa…

Patrizia Poli trasforma una delle epopee più complesse dell’epica classica in un godibilissimo romanzo che attualizza i personaggi senza snaturarli. Giasone, Orfeo, Peleo, Eracle, sono personaggi mitologici che conosciamo, coloro che portano a compimento l’impresa loro affidata dal re Pelia e le cui gesta sono immortalate per sempre nella tradizione mitologica. In Signora dei filtri, però, conquista visibilità la dimensione delle loro anime, oltre che, non meno importante, una loro fisicità che si fa prepotentemente tridimensionale con lo scorrere delle righe e che cattura il lettore invischiandolo nei meandri di una tragedia che mescola epos e archetipo. Patrizia Poli riesce a dare ritmo e respiro quasi cinematografici a una delle grandi tragedie della mitologia senza snaturarne i caratteri universali che, come sempre accade per i miti, ne fanno una storia senza tempo, che rifugge ad ogni tentativo di radicazione e generalizzazione. Nel suo dipanarsi nessun sentimento è solo ciò che ci si aspetta che sia: le debolezze di Eracle, l’amore purissimo di Orfeo, le taglienti sfaccettature della personalità di Medea e il suo amore assoluto e indivisibile per Giasone, compongono un ritratto escheriano dell’Amore, in cui ogni visione/rappresentazione di esso è almeno bifronte. Menti febbrili come quella di Medea sono condannate alla noia del vuoto ripetersi dei giorni, mentre anelano alle novità, agli incontri con lo straniero e il diverso.



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