Signorina Else

Signorina Else
Primi del '900. Else è bella, giovane, di buona famiglia, figlia di un potente avvocato. Si sta godendo le sue vacanze in un lussuoso albergo quando un telegramma proveniente dalla madre le impone l’ingrato compito di salvare l’onore e il buon nome della famiglia. Infatti il suo amorevole genitore nell’esercizio della sua professione ha sottratto il denaro di un suo cliente onde far fronte agli oneri economici derivanti dalle sue insane passioni: il gioco d’azzardo e le speculazioni in Borsa. La giovane dovrà offrire in visione le sue leggiadre forme al ricco e lubrico visconte Dorsay, divenendo così merce di scambio. Inizierà per Else una lunga lotta interiore, un vorticare confuso e al tempo stesso lucido di pensieri che si sovrappongono si scontrano, si annullano, rimbalzano. Combattuta tra l’esigenza di salvare il padre e quella, altrettanto importante, di salvare la propria dignità, opterà alla fine per una scelta inusuale e inaspettata. Sceglierà una via alternativa e indubbiamente plateale che ha il sapore, fortemente acre, di una vendetta. Ecco che nasce lo stupore, lo scompiglio, la confusione. Ci si attende la famosa quiete dopo la tempesta ma così non è, poiché i suoi pensieri continueranno a piroettare fino a condurla in una ulteriore strada. La sua strada. Lineare e priva di bivi forieri di dubbi...
La Else di Arthur Schnitzler rappresenta appieno la donna inserita in una società patriarcale e borghese, troppo gretta e troppo rigida per consentire a quegli esseri dotati dalla natura di candore e delicatezza di potersi esprimere, di poter avere dei sogni o, soprattutto, dei ruoli diversi da quelli rigorosamente decisi dal tempo, quel tempo, e dalle regole - mai frutto di dialettica democratica ma quasi imposte “perché cosi deve essere”. Una donna non può superare quei confini, non può lavorare o studiare se non quel minimo necessario che potrebbe servire al futuro marito per esibirla in società come un soprammobile di alta qualità. Classe A +. Insomma, donne fragili, mai di se stesse, ma sempre e comunque di proprietà di un uomo, marito o padre che sia. Vittime macchiate della colpa di possedere un corpo che può sempre essere utile per concludere affari economicamente vantaggiosi e moralmente biasimevoli. L’intera vicenda si svolge in piena Belle Époque nell’arco di mezza giornata con perfetta coincidenza tra il tempo narrato e il tempo della narrazione. Interessante la forma utilizzata dallo scrittore austriaco, che consente di entrare nei pensieri di Else grazie ad un sapiente utilizzo della tecnica del monologo interiore. Sono i flussi di coscienza della giovane che creano il romanzo, totalmente scevro di oggettività poiché tutto è filtrato attraverso le impressioni della ragazza, le sue considerazioni, le sue antipatie o simpatie. Non a caso Schnitzler è in qualche modo il nodo di congiunzione tra letteratura e psicoanalisi. Il suo nome è spesso associato a quello di Freud per quanto il loro supposto sodalizio sia stato, più che altro, epistolare oltre che fortemente enfatizzato. Non si può comunque negare che Freud rappresentò per Schnitzler uno stimolo sicuramente forte, ma è anche vero che lo scrittore viennese ha sempre avuto un rapporto ambiguo con le teorie freudiane, manifestando numerose riserve nei confronti della psicoanalisi soprattutto per la sua impostazione di fondo: la mente umana di per se stessa è irrazionale secondo Schnitzler, e non può essere soggetta a opere di “riordino” di natura psicoanalitica. Da qui la sua visione di un mondo incerto, non garante di certezze e fortemente instabile. Instabilità continue specchio della precarietà della società nella quale l'uomo - o in questo caso la donna - si trova a vivere.

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