Silenzi d’amore

Silenzi d’amore

“Ci sono persone che non si sarebbero mai innamorate se non avessero sentito parlare dell’Amore”, affermava nel Seicento il celebre aforista francese François de La Rochefoucauld. Ma gli aforismi, come è ben noto, non in tutti i casi contengono verità assolute: infatti, non sempre si ha bisogno di parole – in fondo, quanto son stolti gli amanti che, per dirla con Rilke, non si stancano di scambiarsi parole l’una dentro l’altra? –, anzi è possibile, come spesso accade, che ci si innamori senza aver mai sentito parlare dell’amore. Il silenzio, nel suo significato ambivalente –se c’è, infatti, il silenzio impaziente dell’attesa dell’amante c’è, d’altro canto, il silenzio che accompagna la cerimonia degli addii – è parte fondamentale di ogni amore che possa essere definito tale. E quando si parla di silenzi non si può non tener conto del ruolo della scrittura, luogo di silenzi per eccellenza. È fatta di silenzi sia la fase di gestazione della scrittura così come il suo adempiersi e tale arte diviene ancor più preziosa se si tiene conto delle enormi potenzialità in essa insita: quella di nobilitare ogni amore non “consegnandolo una volta per tutte al passato”, ma, al contrario, alla memoria…

Duccio Demetrio, direttore scientifico della Libera Università dell’Autobiografia e fondatore, insieme a Nicoletta Polla-Mattior, dell’Accademia del Silenzio nel suggestivo borgo di Anghiari, in questo breve saggio affronta i temi che costituiscono la parte portante dei suoi studi e delle sue ricerche: il silenzio e la scrittura – strumento, quest’ultimo, in grado di realizzare “il miracolo della complicità tra la parola e il silenzio”. E, forse, è proprio di questo miracolo quello di cui abbiamo bisogno per uscire dal gorgo chiassoso, frenetico, senza pause nel quale quotidianamente siamo immersi o, meglio, sommersi. Un libro breve ma molto denso, scritto con un linguaggio che, a tratti, sfiora il lirismo, che indubbiamente aiuta a riflettere, a porsi dei quesiti – non pochi, a dire il vero – e a rivalutare l’opportunità spesso trascurata di concedersi il benessere dato da attimi di silenzio per guardarsi dentro, per fare un lungo scavo all’insegna dell’introspezione profonda, per ritrovare noi stessi, molto spesso persi chissà dove. O anche per scrivere, poiché la scrittura è “quanto di più e di meglio la mente umana abbia escogitato per far rivivere ancora quanto si credeva per sempre perduto”.



 

 

 

 
 
 
 

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