Silenzio muto

Silenzio muto

A Civita Salentina, una piccola città di mare, c’è una palazzina costruita dal conte Aquilino, proprietario fra l’altro di buona parte di terreni che giungono fino al lungomare. L’edificio è frutto di una permuta con Lucianetti, noto costruttore della zona. Questa palazzina, sita in via Filomanni, è davvero un gioiello di estetica e funzionalità, in origine era costituita da tre ampi appartamenti, uno per piano e ciascuno con un grande garage. La palazzina è la realizzazione del desiderio di sua moglie Maria Chiara, che muore lasciando solo e angosciato il conte fra le diciotto stanze della sua villa, nido d’amore negli anni del suo matrimonio. Dopo la morte della moglie, il conte si trasferisce in uno degli appartamenti della palazzina di via Filomanni. Lì, il conte non è solo. Ci sono Lidia e Walter, Riccardo e Cristiano, Miriamo e Marco, Maria Manteca e suo figlio Paolo Di Matteo. Poi c’è Tom , persona che a causa del suo carattere aggressivo e vendicativo era da tutti mal sopportato e dai più addirittura odiato. Una notte, Tom rincasa da via Collebrincioni, svolta per imboccare via Filomanni, ad un certo punto avverte una fitta che gli fa mancare il respiro. Con la vista ormai appannata, si dirige verso il portone di casa, precisamente verso l’androne, nella speranza che qualcuno lo soccorresse, ma dopo un vomito di sangue, anticipato da un ululato terribile, muore…

Al suo esordio letterario, Corrado Pace dà prova di aver mirato una vicenda, con relativa ambientazione e relativi personaggi che rivelano scelte precise sul piano letterario. Sotto questo profilo, Silenzio muto è realmente un romanzo che sgorga da un’encomiabile lucidità narrativa, dove tutto è al posto giusto, quindi equilibrato, per cui il risultato finale è quello di un’opera appunto “compiuta”. A ciò si aggiunge la positiva considerazione della capacità dell’autore ‒ sempre supportato da una prosa limpida e mai stucchevole ‒ di ritrarre dinamiche tipiche e riconoscibili della vita quotidiana della provincia italiana: i matrimoni falliti, la dimensione asfittica dell’intellighenzia di provincia, le velleità artistiche di ognuno, i residui rottamati delle lotte sindacali di un tempo. Pace, dunque, tratteggia con un garbo stilistico che si apre a suggestioni giallistiche il microcosmo dove un po’ tutti sono in grado di riconoscersi, ovvero la palazzina o condominio che sia, dimensione alla portata di tutti, osservatorio rassicurante della vita che ci gira intorno, ma anche gabbia nella quale si è intrappolati. Un libro accattivante, che con i dovuti accorgimenti di adattamento potrebbe tranquillamente costituire il punto di partenza per una fiction alternativa al sempiterno (ormai) Un posto al sole.



 

 

 

 
 
 
 

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