Sindbad torna a casa

Per cinquantacinque anni Sindbad è stato uno scaltro avventuriero, un impenitente seduttore di donne nubili e sposate, un dissoluto sperperatore di denaro, l’assiduo avventore di caffè letterari e di osterie odorose di salnitro, di bagni turchi e bettole riservate ai biscazzieri, un frequentatore di selve di betulle e di ippodromi, un inguaribile sognatore e uno scrittore di scarso successo, tormentato da una indole nomade e da velleità sproporzionate alle proprie possibilità. Fino al giorno in cui sul suo percorso si è presentata la donna che ha saputo domare la sua irrequietudine, recandogli pace nel cuore e il silenzio che il marinaio aveva invano cercato. Da allora vive nel sobborgo di Óbuda, accanto alla moglie e alla figlioletta Zsoka. Una mattino di maggio, Sindbad esce di casa con l’intenzione di rientrare presto, dopo essersi procurato il denaro necessario al sostentamento della propria famiglia. Ma non appena intravvede una delle ultime carrozze pubbliche rimaste in servizio, decide di salirvi a bordo e di farsi condurre a Pest, per poter compiere un sopralluogo nei luoghi dove sopravvivono i simboli che ancora custodiscono la memoria dell’antico tempo trascorso…
Chi ha amato Le braci, La donna giusta e in genere l’intera opera letteraria di Sándor Márai non si lasci sfuggire la recente uscita, sempre da Adelphi, dello stralunato e suggestivo Sindabad torna a casa, che venne pubblicato per la prima volta nel 1940 quanto il celebre autore ungherese decise di lasciare il proprio Paese. L’estimatore della prosa raffinata dello scrittore, rapito dall’inesauribile vena digressiva che innerva e caratterizza ogni sua avventura narrativa, non resterà deluso nel veder zampillare il suo genio anche in questo romanzo. Capace di ricamare con perizia uno stile lento e sospensivo, Sándor Márai ci trasporta tra gli spettri di un passato in cui sembra quasi di percepire il processo chimico che accompagna le associazioni mentali del protagonista nella rievocazione di un quadro ambientale e letterario che prende sostanza sotto i nostri occhi. Personaggio ideato da Gyula Krúdy – tra i più prestigiosi letterati della bohème mitteleuropea -  Sindbad diviene qui un flàneur malinconico che guida il lettore alla scoperta di alcuni tra i maggiori protagonisti del pensiero di un’epoca scomparsa e dei nostalgici ricordi delle loro scorribande.

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