Sipario

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Mentre attraversa in treno il placido paesaggio dell’Essex diretto a Styles St.Mary, il capitano Arthur Hastings ripensa alla sua vita, alla morte di sua moglie, ai suoi figli sposati o in giro per il mondo; ma soprattutto ricorda le circostanze in cui ha conosciuto quello strano ometto belga basso, calvo e grassoccio, che sarebbe diventato il suo migliore amico, Hercule Poirot. È proprio lui, a distanza di tanti anni, che lo ha mandato a chiamare dall’Argentina per tornare nella stessa dimora, Styles Court, dove tanto tempo prima, proprio con l’aiuto del capitano, ha risolto il suo primo caso inglese. È cambiato tutto da allora, è cambiato persino l’aspetto della casa e le pietre trasudano una specie di malinconico abbandono. Gli attuali proprietari sono l’attempato colonnello Luttrell e sua moglie che hanno trasformato la dimora in una pensione. Anche Poirot è cambiato, soltanto gli occhi vividi sono rimasti uguali; Hastings lo incontra seduto su una sedia a rotelle visibilmente sofferente. Eppure la sua intelligenza superiore alla media non è affatto scalfita dal tempo e dalla malattia. Se ne accorge presto il capitano, che è stato convocato per un motivo preciso: Poirot sa per certo che tra gli altri ospiti della pensione c’è un assassino pericoloso, qualcuno che si è già reso responsabile, non in maniera diretta, di ben cinque omicidi, apparentemente slegati tra loro. Per questi reati sono stati puniti gli esecutori materiali, ma la vera anima nera è ancora libera ed è lì, pronta ad uccidere ancora. E lo farà presto. Poirot sa di chi si tratta ma non intende svelarlo al capitano Hastings, però da lui – che può muoversi, spiare, seguire – pretende che lo aiuti a fermarlo, per impedirgli di commettere un altro delitto. Ma X , come lo chiamano i due, è astuto, molto astuto…

Se l’ultima indagine di Miss Marple, l’altro notissimo personaggio nato dalla penna di Agatha Christie, la giallista inglese tanto famosa da non aver bisogno di presentazioni, fu pubblicata postuma, il romanzo in cui il belga Hercule Poirot dipana la matassa e poi muore era stato scritto dall’autrice durante la Seconda guerra mondiale. Nel 1975, un anno prima della sua morte, la Christie, probabilmente stanca del personaggio - nato nel 1920 in memoria dei rifugiati belgi accolti dalla comunità della sua città – che ormai considerava “un pesante fardello” decide di pubblicare questo ultimo capitolo dopo ben trentatré romanzi e cinquantadue racconti nei quali è stato protagonista. In questa storia torna anche il personaggio del capitano Arthur Hastings che era comparso l’ultima volta in Due mesi dopo del 1937. L’investigatore belga è ormai anziano e malato di cuore, eppure ancora capace di svelare brillantemente il mistero, stavolta – si perdoni lo spoiler – addirittura con un mirabile coup de théâtre post mortem. Il romanzo – che era stato lasciato in una cassetta di sicurezza con le istruzioni per gli eredi – è narrato in prima persona da Hastings ed è pervaso da un senso di profonda nostalgia e di grande malinconia, quasi a preparare il lettore al commiato definitivo di Poirot. “Sono deprimenti queste pensioni gestite da persone decadute. Sono piene di falliti, di individui che non hanno combinato e non combineranno mai niente di buono, sconfitti dalla vita, stanchi e finiti”. La descrizione, anche fisica, dei personaggi è attenta e precisa e rivela il loro carattere, a conferma di quanto si legge in La mia vita, autobiografia della scrittrice:”Lo studio dei caratteri mi interessa enormemente. Non ci si può occupare del crimine senza tener conto della psicologia”. Un grande senso di stanchezza e profonda sfiducia nella giustizia, intesa in senso quanto mai generico, impregna sempre più l’atmosfera di questo giallo, nel complesso abbastanza anomalo. L’autrice fa dire ad un personaggio:” Che cosa è male, che cosa è bene? Le risposte a questi interrogativi sono stati contrastanti nel corso dei secoli”. Proprio la particolarità della storia ne fa una lettura imperdibile per tutti i fan della Christie e, in particolar modo, per tutti coloro che tra l’amabile vecchietta un po’ impicciona e l’eccentrico belga hanno sempre preferito quest’ultimo.



 

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